La famiglia post-comunista di Puiu

In sala dall'8 giugno il film romeno Sieranevada

Nonostante i 253 minuti di durata e l'ambientazione, un appartamento a Bucarest di 100 metri quadri affollato di personaggi e con un solo bagno, sono piovuti gli applausi l'anno scorso al Festival di Cannes per Sieranevada, film in concorso del regista romeno Cristi Puiu. Ora il film del regista de 'La morte del signor Lazarescu' (Prix a Un Certain Regard), arriva in sala dall'8 giugno distribuito da Parthénos, con tutta la forza di un affresco della Romania post Ceausescu, entrando nel cuore di una famiglia piccolo-borghese alle prese con la ricorrenza di un defunto. Protagonista il giovane medico Lary (Mimi Branescu) che insieme alla bella moglie (Dana Dogaru) va nella casa materna dove si sta allestendo il tradizionale pranzo commemorativo per la morte del padre. Una di quelle occasioni in cui si incontra un bel pezzo di famiglia, in genere poco frequentata, con cui si è costretti a convivere, almeno per il breve tempo della cerimonia (come capita sempre anche per matrimoni e battesimi).
Cosa accade in questa casa? Piccole tragedie familiari, tradimenti venuti alla luce, visioni politiche contrastanti, gente presa da malore. E questo in attesa dell'arrivo del sacerdote e con la fame, vero carburante di liti annunciate, che monta su tutti. Lary, quarant'anni, dottore in medicina, dovrà affrontare questa umanità affamata che gli propone la propria visione del mondo, ancora spesso ammantata di comunismo. Si parla di tutto: ciò che sta dietro l'11 settembre e poi di tutti i complotti possibili, non ultimo la strage di Charlie Hebdo, insomma di politica e storia recente come delle guerre non dichiarate che si vivono in ogni famiglia. E tutto questo con grande ironia.
"Il pasto - ha spiegato Puiu di questo ulteriore protagonista del suo film - è una ritualizzazione delle cose, è comune a tutte le culture. C'è un tavolo dove ci si ritrova, ma questo dà solo un falso sentimento di solidarietà. Non si tratta solo di mangiare, di tutto ciò di cui il corpo ha bisogno, e nel film questa cosa diviene urgente perché alla fine tutti hanno davvero fame e dimenticano così ogni sentimento di solidarietà e amicizia".
Per quanto riguarda la storia e le sue possibili letture, "l'11 settembre è stato solo un pretesto - dice il regista -.
Avrei potuto parlare anche di comunismo e della sua storia. I comunisti hanno falsificato la storia con un programma ben chiaro. Credo insomma che nessuno possa credere a una stabilita' qualsiasi della storia né a una sua verità immutabile".

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