The Circle, niente privacy in un futuro-web

In sala il film tratto dal romanzo di Dave Eggers, con Emma Watson e Tom Hanks

Non si può non pensare al sogno della democrazia diretta di Casaleggio e dei Cinque stelle guardando The Circle, il romanzo fantascientifico-profetico scritto da Dave Eggers nel 2013 (Il cerchio, edito da Mondadori) ora divenuto un film diretto da James Ponsoldt con Emma Watson, Tom Hanks, John Boyega e Karen Gillan in sala dal 27 aprile con Adler Entertainment.

La storia è infatti davvero inquietante, quella che vede protagonista Mae (Emma Watson) assunta per lavorare a The Circle, la prima azienda di tecnologia e social media del mondo. Per lei è grande felicità, l'opportunità più grande della sua vita, ma più fa carriera più Mae viene incoraggiata dal Fondatore della società, Eamon Bailey (Tom Hanks), a rinunciare totalmente alla propria privacy e a vivere la sua vita in un regime di trasparenza assoluta. Un regime, quello previsto da TruYou, che prevede anche il sacrificio degli stessi politici disposti a mostrare alla loro onestà sacrificando, grazie a una particolare telecamera, tutto il loro privato.

Nel segno di ''I segreti sono bugie, condividere è prendersi cura, la privacy è un furto'', come si vede nel film nasce 'TruYou, ovvero un solo account, una sola identità, una sola password, un solo sistema di pagamento per ogni singola persona. Insomma un solo pulsante, per tutto il resto della tua vita online. ''Per utilizzare gli strumenti di The Circle - si legge nel libro -, che erano i migliori in assoluto, i più diffusi, onnipresenti e gratuiti, bisognava farlo con la tua vera identità, attraverso il tuo TruYou. L'era delle identità false, dei furti d'identità, delle innumerevoli username, delle password e dei sistemi di pagamento complicati era finita. Ogni volta che volevi vedere qualcosa, usare qualcosa, commentare qualcosa o comprare qualcosa, dovevi solo spingere un pulsante. C'era un solo account, tutto era collegato e rintracciabile, e semplice, tutto avveniva tramite smartphone o laptop, tablet o retina. Bastava avere un singolo account per viaggiare in ogni angolo del web, ogni portale, qualsiasi sito, ovunque si volesse andare''. Ma che tutto questo, che già un po' avviene anche se in maniera sfumata con l'uso dei social, da Facebook Live a Periscope fino ad Instagram Stories, non è poi così bello come potrebbe apparire.

Si può rinunciare a tutto per un mondo migliore e politicamente corretto? O forse è meglio lasciare qualcosa di privato, da non condividere? ''È un thriller con elementi horror - ha detto il regista - perché le dipendenze di Mae dai social, sono le stesse che provo io nei confronti dei miei gadget tecnologici. Eppure a me piace avere diritto alla privacy, apprezzo il fatto di poter scegliere cosa condividere con il mondo. Ma nell'evoluzione tecnologica, c'è un prezzo che dobbiamo pagare''

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