Arriva in sala il 'caso' Toni Erdmann

Commedia surreale tedesca super premiata. Nicholson nel remake Usa

ROMA - Dopo tanto parlare, da Cannes in poi, e dopo tanti premi (è sfumato però il sogno dell'Oscar al miglior film straniero andato all'iraniano Farhadi per Il Cliente) arriva in sala il 2 marzo Vi presento Toni Erdmann, una commedia tedesca dall'umorismo surreale che è diventata un caso internazionale di successo. Il film della quarantenne Maren Ade esce in Italia con la distribuzione di Cinema e per Valerio De Paolis si tratta di una scommessa se anche il pubblico italiano lo apprezzerà. Intanto in America è stato annunciato il remake del film con Jack Nicholson, l'attore tre volte premio Oscar, che si sta preparando a tornare al cinema per impersonare il protagonista in una versione che vede accanto a lui nel ruolo della figlia, l'attrice comica Kristen Wiig).

Quello che racconta il film è semplice e surreale allo stesso tempo. La storia di un padre pieno di spirito, Winfried (Peter Simonischek), che per far tornare il sorriso alla figlia Ines (Sandra Huller), consulente aziendale troppo in carriera e dunque triste, si inventa un personaggio immaginario come Toni Erdmann che entra nella vita della figlia con tanto di parrucche e denti finti. E questo per scombinare tutte le certezze pragmatiche di Ines. "Tutti dicono che umorismo e Germania sono due cose in contraddizione, ma credo non sia vero. Anche noi tedeschi abbiamo spirito - spiega la regista che nel 2009 con Alle Anderen ha vinto l'Orso d'argento -. E pensare - aggiunge - che il film ha una partenza drammatica e diventa poi commedia quando il padre, disperato, cerca una nuova forma di comunicazione con la figlia pur di instaurare un rapporto con lei".

L'autrice definisce il suo lavoro "melanconico": "Quando il film è andato a Cannes ero un po' sorpresa dal fatto che la gente in sala rideva". Certo, riconosce Maren Ade, "c'è un lato politico in questa storia. Ho incontrato per l'occasione molte donne in carriera della mia generazione e tutte mi dicevano quanto fosse duro il loro lavoro. Erano insomma consapevoli della loro disumanità. Per loro - sottolinea la regista - è sicuramente molto più importante salvare un'impresa che un posto di lavoro". Non sono mancate, infine, a Maren Ade ispirazioni familiari: "Ho un padre con discreto spirito e capace di infinite battute. Ha spesso con sé, proprio come Toni Erdmann, dei denti finti che a volte usa al ristorante per spiazzare i camerieri tra la prima e la seconda ordinazione. Anzi una volta li ha messi anche dal suo dentista". Il film ha collezionato premi in tutto il mondo, dal Premio Fipresci, al Lux Prize fino all'Efa, l'Oscar europeo (cinque riconoscimenti).

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