Berlino: Jackman, ultima volta di Logan

Chiude la saga di Wolverine. In sala in Italia dal primo marzo

"Amo Logan - dice oggi con un po' di commozione a Berlino Hugh Jackman, piccolo cerotto sulla narice destra, ultimo segno della sua battaglia contro il cancro della pelle (sei operazioni) -, ma non posso ancora dire se mi mancherà. Non ho voluto comunque scendere a compromessi, sapevo che con questo avrei chiuso". Questo uno dei momenti chiave della conferenza stampa di Logan di James Mangold, passato oggi fuori concorso al Festival di Berlino e in sala in Italia dal 1 marzo con la Fox. Insomma si chiude un ciclo. Ma in questo ultimo capitolo in cui compare Hugh Jackman nei panni di Wolverine (il cui vero nome è James "Logan" Howlett), si lascia però aperta la porta al futuro ovvero i tanti mutanti in erba che vi compaiono.

La saga tratta dal fumetto Marvel potrebbe così non scomparire e anche lo stesso gene X - che conferisce capacità straordinarie di guarigione - vivo soprattutto nella giovanissima Laura (Dafne Keen), la ragazzina di 11 anni più sanguinaria e atletica della storia del cinema. Un miscuglio perfetto di tenerezza e ferocia (ama andare sui cavalli a dondolo, ma non disdegna di trapassare i crani con i suoi artigli fatti da una lega metallica indistruttibile chiamata adamantio primario). "Sono orgoglioso di come Dafne ha gestito questa esperienza, è una grande attrice e molto matura", ha detto poi l'attore australiano di 48 anni. Adrenalina a mille, ma anche una storia credibile, per questo film che ha una partenza fulminante. Logan dorme in una grossa limousine nera e viene svegliato da alcuni ladri che stanno cercando di rubare le ruote dell'auto. Va detto che prima di infuriarsi davvero consiglia ai ladri di non proseguire e soprattutto di non rovinare la carrozzeria della sua auto presa in affitto, ma questi niente.

E così un Logan, un po' invecchiato, dovrà tirar fuori ancora una volta i suoi artigli. Al regista James Mengold tocca difendersi dall'accusa di avere messo in scena ragazzini killer: "amo sempre prendermi cura di tutti gli attori e noi sul set abbiamo fatto del nostro meglio per mettere questi giovanissimi a loro agio. Sono ragazzini adorabili che nelle pause giocavano alla battaglia navale e così intelligenti che hanno saputo collocare quello che stavano facendo nel giusto contesto". Il fatto poi che il film abbia avuto il divieto ai 17 anni non accompagnati, spiega il regista di Quel treno per Yuma "è un po' un assurdo perché, secondo me, è un film per famiglie, ma siccome ho immaginato il divieto, ho avuto la possibilità di sentirmi davvero libero". Dall'attore inglese Patrick Stewart, che nel film interpreta il Professor X, una battuta con scuse: "lo so sono inglese e mi trovo in Europa. Ci tengo a dire che solo la metà degli inglesi hanno votato la Brexit. Vi chiedo scusa per questo e un po' me ne vergogno".

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