Brooklyn, melò femminile old fashioned

In corsa per 3 statuette, film, attrice (Ronan) e sceneggiatura

Per vedere 'Brooklyn', in sala del 17 marzo con la Fox, bisogna resettarsi sui film d'antan, quelli sull'emigrazione verso l'America, quelli old fashioned animati dal melodramma, con protagonisti ingenui che dalla provincia si muovono verso il nuovo mondo. Diretto da John Crowley e basato sull'omonimo romanzo di Colm Tibn rivisitato dalla penna di Nick Hornby (Alta fedelta', About a boy), non fa meraviglia che il film sia candidato a ben tre premi Oscar (miglior film, attrice a Saoirse Ronan e sceneggiatura non originale allo stesso Hornby), perche' il risultato e' quello di un classico pieno del fascino di un mondo che non c'e' piu'. Un'operazione nostalgia, piena di deja' vu, con protagonista la storia di Eilis Lacey (Ronan), una brava ragazza irlandese come quelle di una volta, che a un certo punto negli anni Cinquanta decide, con grande coraggio, di lasciare il suo paesino irlandese dove vivono madre e sorella per andare a Brooklyn a fare fortuna. Ma per Eilis non sara' facile. Intanto affrontare il viaggio in terza classe sulla nave verso l'America e neppure poi adattarsi a vivere nella Brooklyn di quegli anni. E questo in una pensione piena di sue coetanee che la prendono in giro per i suoi molti impacci. E' una provinciale, una che deve scoprire tutto, in balia di tutto, e con in piu' tanta voglia di tornare a casa. Ma l'inibizione iniziale si attenua fino a scomparire quando incontra un altrettanto dolce ragazzo italiano di professione idraulico (Emory Cohen). Ma come in ogni melo' che si rispetti la sua felicita' sara' breve. Un lutto familiare la catapulta di nuovo in Irlanda dove, almeno inizialmente, sembra riscoprire quel fascino delle origini che sembrava aver sepolto. Non solo. A lei si presentera' anche l'occasione di un altro amore. Lei tentennera'. Dovra' scegliere, dovendosi confrontare anche con il suo vecchio modo di vivere inossidabile ad ogni cambiamento. Confrontare una volta per tutte la sua identita' nazionale e la multiculturalita' di quell'America che tutto assorbe e macina. E qui il film vira verso il sogno americano. Gli Usa, che non a caso hanno premiato sia con la critica che con tre nomination agli Oscar questo film prodotto da Irlanda, Regno Unito e Canada, mostrano tutta la loro orgogliosa consapevolezza di sentirsi, almeno negli anni Cinquanta, l'unica vera capitale del mondo, quella che era Parigi per il provinciale Balzac. Eilis si trovera' insomma a dover scegliere, ma non tanto tra due paesi differenti, quanto piuttosto sulle vite che queste due realta' possono permetterle di vivere. "Questa e' una storia sull'esilio - spiega il regista -. Quando lasci un paese e scegli di vivere da un'altra parte non appartieni piu' a quel luogo, ma di certo nemmeno a quello in cui hai scelto di vivere. Quindi diventi un membro di una sorta di terzo paese, quello degli esuli. Oggi un vasto numero di persone nel mondo non vive nel paese in cui e' nato. La storia di Brooklyn, cosi' come l'ha scritta Colm come poi Nick l'ha sviluppata e adattata per il cinema con la sua sceneggiatura, e' pienamente fedele a quell'esperienza". Nel cast del film anche Domhnall Gleeson, con la partecipazione di Jim Broadbent e Julie Walters.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA