Claudia Cardinale, a 77 anni mi chiamano ancora

Dal 6/2 in sala con Ultima fermata, a marzo sul set per Mediaset

(ANSA) - ROMA - "E' incredibile. Ho 77 anni, 154 film e continuano a chiamarmi e proporre storie". Ride, con quella sua voce profonda inconfondibile, Claudia Cardinale. E intanto nei suoi occhi si rivedono tutte: la ragazza quasi muta de I soliti ignoti, l'Angelica bella da togliere il fiato de Il Gattopardo, La ragazza con la valigia, la peccatrice del Gesu' di Nazareth. E anche Rosa, sarta di un paesino del Sud in Ultima fermata, opera prima di Giambattista Assanti ispirata alla storia della tratta oggi chiusa della ferrovia Avellino - Rocchetta S. Antonio. Dopo il Festival di Taormina e una prima uscita a ottobre, torna in sala da sabato a Bologna e poi a Roma, Napoli, Torino e Milano, con Luca Lionello nei panni di un capostazione che fischia in ritardo le partenze per lasciare ancora un attimo ai baci degli innamorati. L'attrice il 5 febbraio è alla Treccani insieme al regista Giambattista Assanti, per una proiezione e un incontro con il pubblico.

"Oggi amo mettermi alla prova con i nuovi talenti", racconta Claudia Cardinale, in questa nuova stagione della vita in cui si sta cimentando anche con la tv. "Pensi, saro' una parrucchiera nel Bello delle donne", anticipa divertita sulla fiction Mediaset che finira' di girare a marzo. "Ultima fermata, pero' - aggiunge - ho voluto farlo perche' mi ricorda di quando mio papa' era ingegnere ferroviario e io tutti i giorni prendevo il treno Tunisi-Cartagine per andare a scuola. Ma ero una pazza e salivo sempre quando era gia' partito. Facevo pure a botte. Papa' lo scopri' e mi costrui' una cartella di legno per difendermi. Io bella? No, quella era mia sorella Blanche - prosegue - Lei voleva fare veramente l'attrice. Io non ci pensavo affatto. Il cinema mi ha inseguita, tempestata. Arrivavano telegrammi persino a papa'. Alla fine ho ceduto, come a un uomo che ti rincorre".

Poi, per un attimo si fa seria, raccontando il suo ruolo di ambasciatrice Unesco. "Dare fuoco a una donna incinta: non lo capisco, non lo accetto - denuncia - Tra uomo e donna ci deve essere un rapporto paritario, come sono possibili tali tragedie? E quel bambino, morto sulla spiaggia? Noi italiani stiamo dimenticando che per secoli siamo stati emigrati nel mondo" ricorda lei, figlia di emigrati in Tunisia, madrelingua francese quando arrivo' in Italia e ora italiana residente a Parigi. "In Argentina - dice strizzando l'occhio - era pieno di italiani. Non facevo a tempo a tirar fuori una sigaretta, che ne avevo quattro pronti con l'accendino: dei veri rubacuori. L'Europa deve rispondere come un'unica nazione, aprire le frontiere, collaborando tutti insieme. Le unioni civili? - aggiunge - Ho tanti amici omosessuali e sono assolutamente favorevole".

Poi e' un attimo e si torna al cinema. "La meraviglia di questo mestiere e' che puoi vivere cento vite, non solo una. L'importante e' trasformarti e diventare l'altra, affidandoti completamente al regista. E' lui che fa la differenza, l'ho detto anche a mia nipote, che oggi e' aiuto-regista. E alla figlia di mio fratello, che vuole fare l'attrice". E allora, chi le ha insegnato di piu'? "Visconti voleva provare tutto - ricorda - Con Delon e Mastroianni ci siamo cosi' divertiti. Omar Sharif fu il primo con cui recitai. Bolognini aveva un tocco dolcissimo. Leone ci faceva ascoltare la musica di Morricone gia' sul set, meraviglioso". E poi Fellini, Germi, Zurlini, Comencini, Fellini, Zeffirelli, Squitieri. Ma forse la frase della sua carriera la scrisse Pasolini. "Mi fece notare il mio sguardo, mai diretto, sempre un po' di lato. Mi veniva per caso, ma non l'ho mai dimenticato". Ancora oggi, ammette, "ogni volta sul un set e' come fosse la prima. Ho cosi' paura che arrivo persino prima dei tecnici". E con quali registi vorrebbe lavorare? "No, non lo dico. Io sono l'attrice - chiude con un guizzo negli occhi - Sono loro che mi devono chiamare". (ANSA).

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