The Revenant, un film sulla natura (dell'uomo)

Scommessa per DiCaprio candidato all'Oscar ma anche per il suo regista, Inarritu

Ma insomma com'é questo Revenant-Redivivo? Per ora si è parlato molto (solo?) della scommessa di Leonardo Dicaprio che, dopo cinque tentativi, vorrebbe finalmente vincere l'Oscar come miglior attore, anche se lui nega di avere quest'ossessione. Ma la vera scommessa è quella del regista, Alejandro Gonzales Inarritu,  che non è né un ambientalista dell'ultim'ora né un regista per attori in cerca di Oscar.

  Da Amores Perros a 21 grammi e Babel e poi anche, dopo il litigio col fedele sceneggiatore-scrittore Guillermo Arriaga, Birdman, che gli è valso l'Oscar, a Inarritu è sempre interessato parlare di una sola cosa (è abbastanza tipico dei grandi, in ogni arte): la natura dell'uomo. Quindi i paesaggi inviolati, gli animali pericolosi, la voglia di sopravvivere, il desiderio di vendetta sono tutti elementi, pur rilevanti, di contesto per parlare della stessa cosa di cui si parlava in 21 grammi: l'essenza dell'uomo o, se qualcuno preferisce, l'anima. Che si può scovare e rivelare ovunque: sulle montagne del Marocco o nei camerini di un teatro, nel caos di Città del Messico o nella mente di un matematico con problemi di cuore. L'esperimento è riuscito? In Italia c'é già chi ha giurato di sì  pur tra qualche riserva . A livello internazionale c'é chi si fa delle domande: quanto è un buon film Revenant?, si chiede Nicholas Barber della Bbc, concedendo che 'ci sono più scosse emotive nei minuti di apertura di questo film che in pellicole intere'. Pur citando nobili ascendenze, da Werner Herzog a Terrence Malick, barber trova che la debolezza del film risieda proprio nella semplicità estrema del suo plot: un uomo cammina e cammina in mezzo a apaesaggi bellissimi e ostili e mentre cammina gli succedono molte cose ma nulla cambia davvero. 

  Peter Bradshaw, del Guardian, parla di scene straordinarie, immediatezza, immersione, tanto da arrivare a citare l'Aldous Huxley del Nuovo Mondo e le esperienze sensoriali degli spettatori che vedono scene di sesso al cinema. E oltre a citare Herzog, si spinge più in là con il John Ford di Sentieri selvaggi.  Ma sempre il Guardian ospita anche la voce di una scrittrice gallese, Carole Cadwalladr, che boccia il film, fra l'altro, come 'brutalità ritualizzata' e che dà una lettura critica 'femminista' di Revenant, interessante per quanto ovviamente discutibile: per lei, 'non c'é alcuna vera meditazione sul castigo'. 

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