Il racconto dei racconti, una favola partenopea

In sala dal 14 maggio in contemporanea con il festival di Cannes

Nel segno estetico di un regista-pittore, come è Matteo Garrone, si sviluppa 'Il racconto dei racconti' tratto dall'omonimo libro del 1600 di Giambattista Basile. Tante belle immagini e tre storie per un fantasy partenopeo dal sapore barocco, in corsa per l'Italia al Festival di Cannes, in cui si mescolano temi come nascita, morte, culto del corpo e desiderio. Un film difficilmente collocabile, anche per quanto riguarda il suo potenziale pubblico, che nonostante si ispiri al Trono di Spade, ma anche a Mario Bava e ai Capricci di Goya (riferimenti tutti ammessi dallo stesso Garrone), resta comunque lontano dallo spirito del fantasy anglosassone e dove invece traspare la favola italiana, la nobile cultura napoletana, quella di Basile a cui, come ha più volte ha ricordato il regista, hanno attinto tutti da Grimm ad Andersen.

Per queste tre storie, appunto una cura ossessiva delle immagini, proprio come per un libro illustrato per bambini, pochi essenziali dialoghi, location tanto reali quanto fantastiche, effetti speciali volutamente artigianali (da teatrino di Barbanera) e poi improvvise derive nel cruento, nell'horror (proprio come piace ai bambini).

Nella prima storia, 'La cerva fatata', una regina (Salma Hayek) e un re di Selvascura (John C. Reilly) tristi. Non hanno figli. Così su consiglio di negromante sposano l'idea che, mettendo a rischio una vita, potrebbero generarne un'altra. Il re uccide così un drago marino, gli strappa il cuore e poi, proprio come suggerito dal mago, lo fa cuocere da una vergine.
Di fatto quest'ultima resta in cinta, proprio come la regina. E mentre il re muore per il duello con la bestia, le due donne danno vita a due figli maschi albini e praticamente gemelli che non potranno che far rivivere il tema del doppio.

Nella seconda storia 'La pulce' protagonista ancora un re, quello di Altomonte (Toby Jones). Geloso della figlia Viola (Bebe Cave) il monarca solitario e malinconico pensa bene di nutrire una pulce con il suo sangue. E questo per mesi e mesi, tanto da farla diventare grande come un maiale. Poi la scuoia e mette un bando che darà in sposa la figlia a chi indovina la provenienza della pelle. Fatto sta che ad indovinare sarà il più orrido e terribile degli orchi che porta la fanciulla in un eremo tra le montagne. Da qui una favola dove si mescola orrore e sorriso, acrobazie e teatro.

Nella terza, La vecchia scorticata - quella che tutti hanno visto come una metafora della chirurgia estetica - ancora un re, come è per la favole. Questa volta è il Re di Roccaforte (Vincent Cassel). Si innamora di una donna, Dora (Hayley Carmichael) solo per la sua voce. In realtà è una vecchia che vive con la sorella Imma (Shirley Henderson). Come capita spesso in queste storia la vecchia prende il suo tempo lusingata dalla corte spietata del Sovrano e ha anche la fortuna, per un incantesimo, di ritornare giovane (Stacy Martin) e diventare addirittura regina. Ma la cosa non sarà per sempre.

Scena finale a Castel del Monte. Qui nel cortile si ritrovano tutti i protagonisti delle storie mentre, sopra le loro teste un funambolo, attraversa su un filo infiammato, lo spazio tra le colonne.

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