Protagonisti per sempre,piccole star di ieri

Nel doc di Verdesca i bambini più celebri dal Neorealismo a oggi

 Gli occhi tristi di Pricò ne I bambini ci guardano, il sorriso birichino di Totò in Nuovo Cinema Paradiso, il volto angelico di Rosetta ne La Ciociara, la malinconica favola di Giosuè ne La vita è bella, poi ancora Mara e Lucia ne La Terra trema, Pinocchio ne Le avventure di Pinocchio, Giuseppe che lustra le scarpe in Sciuscià. Almeno una volta guardando questi film immortali ci siamo chiesti quale destino sia toccato in sorte ai bambini che li hanno interpretati: la risposta arriva dal documentario "Protagonisti per sempre", ideato, montato e diretto da Mimmo Verdesca, in collaborazione con Cinecittà Luce, che ha scovato i bambini più celebri del cinema italiano e ne ha raccontato le storie.

"E' stata la curiosità a spingermi verso questo lavoro - ha dichiarato Verdesca all'ANSA - io volevo indagare cosa possa significare per un bambino che viene scelto come protagonista di un film trovarsi catapultato nel mondo folle del cinema". Dopo anni di oblio, tornano dunque a parlare Andrea Balestri, Eleonora Brown, Giorgio Cantarini, Totò Cascio, Luciano De Ambrosis, Agnese Giammona, Nella Giammona, Rinaldo Smordoni, quei bambini tutti "presi dalla strada" che con la loro verità hanno contribuito a rendere grandi alcuni dei capolavori del nostro cinema. Quella verità che oggi ancora raccontano grazie all'opera di Verdesca: con un difficile e delicato lavoro di ricerca durato diversi mesi, il regista ha compiuto nei 60 minuti del film una vera passeggiata nella storia del cinema, dal Neorealismo a oggi. Lavorare accanto a De Sica, Visconti, Benigni, Tornatore e Comencini è stato per tutti una favola, un lavoro che sembrava per lo più un gioco, ma che poi ha inevitabilmente creato aspettative (tradite o realizzate), sogni, e l'orgoglio di aver fatto qualcosa di importante.

Come in un lungo viaggio che lo ha portato nelle vite di ognuno di questi piccoli eroi dello schermo, Verdesca ha dato voce ai loro ricordi: dalle interviste inedite degli otto attori sono emerse "l'emozione di ieri e la consapevolezza di oggi", ma non solo. Perché scavando nel loro passato il regista si è addentrato al tempo stesso anche nella memoria collettiva di un Paese intero che li ha visti "vivere" nella finzione cinematografica. E se è vero che l'infanzia rappresenta un periodo fondamentale nella formazione di un individuo, è evidente che ciò che rende prezioso questo documentario è proprio quello che è accaduto "dopo" la partecipazione dei protagonisti al film: non la parentesi del set cinematografico, ma il suo risultato, ossia il modo in cui quella esperienza è maturata nelle singole vite, segnandone il percorso, nel bene e nel male. Ne emerge una serie di ritratti umani e familiari, verso i quali l'autore dimostra di essere legato allo stesso modo perché tutti autenticamente sinceri e perché - ha spiegato - "ognuno di loro porta con sé una storia emblematica, un particolare che li differenzia".
   

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