Giulietta Masina, l'Oscar di Federico Fellini

Una mostra e un libro per 60 anni La Strada

      Forse mai come nel caso de "La Strada" - ora celebrato in occasione dei 60 anni da una mostra e un libro, con la sua straordinaria interprete Giulietta Masina - un film di Federico Fellini conobbe un percorso altrettanto accidentato. Tanto che la data della ricorrenza ufficiale dell'ultimo ciak (maggio 1954) rimanda a un inizio riprese addirittura dell'ottobre precedente. Per non parlare delle mille traversie prima e dopo: l'idea originale era di Tullio Pinelli, ma non piaceva a Ennio Flaiano sicché trascorsero 3 anni e ben 2 film ("Lo Sceicco Bianco" e "I Vitelloni") perché la sceneggiatura vedesse la luce. La produzione non si trovava e solo all'ultimo momento Dino De Laurentiis si dichiarò disponibile ma impose un protagonista americano (Anthony Queen) al recalcitrante Fellini e lo costrinse persino a girare alcune scene del film che aveva in quel momento in produzione - "Attila" per familiarizzare con il divo d'Oltreoceano. Per non parlare delle infinite polemiche a film finito quando la stampa di sinistra bollò "La Strada" come "opera spiritualista e di sacrestia" che sconfessava la lezione del Neorealismo e tradiva la migliore ispirazione italiana. Polemiche che incendiarono il clima alla mostra di Venezia del '55 quando il film fu premiato e invece "Senso" del comunista Luchino Visconti rimase a bocca asciutta. Il tutto degenerò in rissa, schiaffi e pugni in Sala Grande. Ci volle la tenacia di De Laurentiis per risalire la china. Affittò a proprie spese un cinema di Parigi ottenendo un consenso all'estero divenuto preso plebiscitario. Così ottenne la candidatura all'Oscar per il miglior film straniero che "La Strada" vinse nel 1957 quando l'ultimo ad aspettarselo era proprio Fellini.

   "La Strada", fosca e drammatica storia del contrastato rapporto d'amore tra il forzuto Zampanò e la fragile Gelsomina che alla fine si perde nella demenza e muore lasciando solo il suo inconsapevole carnefice, è ambientato in un'Italia rurale e primitiva, da poco uscita dalla guerra e percorsa a piedi da disperati e senzatetto. Sullo schermo si riconoscono borghi come Bagnoreggio, Rocca di Mezzo, Ovindoli, Cervia, Fiumicino e i Castelli Romani. Per il ruo di Zampanò (il cui nome fu inventato da Fellini fondendo insieme quelli di due circhi famosi all'epoca) non ci fu discussione anche se nel film Anthony Queen parla con la voce di Arnoldo Foà. Nessuno credeva invece in Giulietta Masina a cui veniva opposta la diva del momento, Silvana Mangano. Ma alla fine fu proprio De Laurentiis a dar fiducia alla timida e fragile signora Fellini. Oggi "La Strada" viene considerato tra i capolavori assoluti del cinema, la musica di Nino Rota è un motivo immediatamente riconoscibile, lo strazio dei due protagonisti rimane a simbolo del contrasto tra istinto e ragione in una terra dilaniata dalla fresca memoria della violenza assassina.

   Dal 9 maggio si apre la mostra Giulietta Msina - l'Oscar di Federico Fellini a cura di Simone Casavecchia e Fiammetta Terlizzi al Teatro dei Dioscuri, Complesso di Sant'Andrea al Quirinale. In questa occasione sarà arà presentato anche il libro “Giulietta Masina attrice e sposa di federico fellini” di Gianfranco Angelucci, volume del quale fanno parte le bellissime foto proposte in questa gallery grazie all’Archivio Fototeca e Manifestoteca del Centro Sperimentale di Cinematografia

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