Venere Giambologna a mostra Pitti divide studiosi

Direttore Uffizi, "capolavoro", Nyt evoca caso Salvator Mundi

Una Venere al bagno in mostra a Firenze divide gli storici dell'arte e il New York Times solleva il dubbio di un nuovo "caso Salvator Mundi". Secondo uno dei proprietari della scultura, il gallerista londinese Alexander Rudigier, la Venere e' un capolavoro di Giambologna e come tale la statua e' accettata nella mostra "Plasmato dal fuoco. La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici" aperta fino al 12 gennaio. Di diverso parere altri studiosi, secondo cui si tratterebbe di una copia di tardo Seicento di una Venere di marmo del maestro fiammingo del Cinquecento oggi al Getty.
"Si sta cercando di dare credibilita' all'attribuzione mettendo la Venere in mostra. Il pezzo e' in vendita e l'attribuzione fa la differenza. Sono in gioco un sacco di soldi", ha detto al New York Times Dorothea Diemer, una storica dell'arte tedesca che guida il partito "anti-Giambologna". Replicano gli Uffizi secondo cui "si sono schierati, chiaramente e inequivocabilmente, a favore di Giambologna numerosi e stimatissimi esperti della materia".
Il New York Times titola l'articolo "E' un '5' o un '6'? la risposta può fare una fortuna nel mondo dell'arte" sulla scorta di dubbi sulla data (1597 o 1697) incisa sul piedistallo della Venere. Il Times nota che la scultura e' stata riscoperta 30 anni fa e nel corso degli anni Rudigier ha provato a venderla piu' volte senza successo. La voce in catalogo della Venere e' firmata dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, uno dei massimi esperti della scultura bronzea rinascimentale che definisce la Venere un capolavoro.
"Come specialista, Schmidt ritiene che la Venere al Bagno del Giambologna sia un capolavoro del Cinquecento e che l'opera meriti l'inserimento nel contesto della mostra, tra i cui obiettivi c'è di far vedere al grande pubblico opere che non sono mai state viste prima", afferma il museo. Nel catalogo Schmidt descrive la "straordinaria sensualita'" della Venere che attribuisce a Giambologna pur notando che la paternità dell'opera e' contestata. Il direttore "non avrebbe dovuto usare la piattaforma del museo per inserirsi in una disputa sull'attribuzione, specialmente perche' Rudigier e' suo amico", scrive il Times. Un punto questo che per gli Uffizi merita una precisazione: "Proprio in quanto esperto di bronzi antichi, Schmidt conosce ed è in buoni rapporti con tutti gli antiquari del settore, tuttavia quando si tratta di stabilire quali opere debbano entrare a far parte di una mostra, si attiene rigorosamente a valutazioni di tipo espositivo ed accademico".
La Venere non è mai stata esposta in una mostra scientifica, a confronto con altre opere dello stesso artista: "Solo in questo ambito ognuno può formarsi un giudizio sulla questione", affermano gli Uffizi a chi gli contesta un nuovo caso Salvator Mundi. Il celebre dipinto fu venduto nel 2017 per 450 milioni di dollari sei anni dopo esser stato esposto alla National Gallery di Londra nonostante i dubbi sull'attribuzione a Leonardo.
Secondo gli Uffizi, il "debutto" a Palazzo Pitti è "particolarmente prezioso proprio perché solo in pochi finora hanno avuto occasione di esaminare la Venere in un contesto adeguato", una affermazione simile a quella usata all'epoca dal museo londinese per difendere l'inserimento del "Leonardo" nella mostra del 2011. (ANSA).

   

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