A Pittsburgh l'immaginazione cattolica di Warhol

15 Jackie e otto Elvis allo stesso tempo santini e icone

Andy Warhol e l'immaginazione cattolica: Revelation, una mostra al museo di Pittsburgh intitolato al padre della pop art, esamina un aspetto poco noto dell'artista puntando i riflettori sul suo rapporto con la religione in cui era cresciuto.
    Da "Sunset" del 1969, un film di 33 minuti creato per un progetto commissionato da Dominique e John de Menil per il padiglione del Vaticano all'Expo mondiale di Sant'Antonio in Texas e mai realizzato, alle "Ultime Cene" di meta' anni Ottanta, "Revelation" presenta oltre cento oggetti dalle collezioni permanenti del museo tra cui materiale di archivio, film, disegni, dipinti e stampe.
    Alcune delle opere in mostra non sono mai state esposte prima d'ora e neppure mai pubblicate: ci sono i disegni a sfondo religioso di Warhol e della madre Julia Warhola degli anni Cinquanta; un Gesu' di gesso dipinto quando Andy era adolescente, santini, crocifissi (anche quello che fu messo sulla bara del padre, un operaio, morto quando Warhol aveva 14 anni) e altri oggetti religiosi conservati negli archivi Warhol.
    Tra i pezzi piu' significativi, le icone dipinte dall'artista John Hegedus intorno al 1916 prestati dalla parrocchia frequentata dai Warhola, la chiesa di rito bizantino-ortodosso di San Giovanni Crisostomo.
    Motivi cristiani appaiono sia in forma esplicita che metaforicamente in tutta l'opera di Warhol: gli otto Elvis o le 15 Jackie sono allo stesso tempo santini e icone, ma la mostra esplora anche le rappresentazioni in codice della spiritualita' di Warhol che da piccolo andava in chiesa piu' volte alla settimana assieme alla madre. Per ore il piccolo Andy fissava trafitto le icone di Cristo e dei santi nella iconostasi davanti alla navata. Nel quartiere Carpato-Russo della capitale dell'acciaio la vita dei Warhola girava intorno alla chiesa e il giovane artista fu profondamente influenzato da questo ambiente.
    Warhol mantenne pratiche cattoliche per tutta la vita, anche dopo esser diventato famoso. Nell'eulogia funebre al memoriale del primo aprile 1987 nella cattedrale di San Patrizio a New York, il critico d'arte John Richardson parlo' della "pieta' segreta" di Andy Warhol un artista "che ci ha ingannato tutti proiettando l'immagine di una persona le cui uniche ossessioni erano i soldi, la fame e il glamour e che era cinico al limite della cattiveria". La relazione col cattolicesimo fu pero' tutt'altro che semplice anche alla luce dei sensi di colpa legati all'essere gay che gli impedivano di immergersi pienamente nella fede della sua infanzia. Questa tensione appare nell'arte, spiega il curatore della mostra Jose Diaz: dai ritratti iconici di celebrità alle appropriazioni di capolavori del rinascimento, Warhol flirto' con gli stili e i simboli del cattolicesimo orientale e occidentale reinterpretandoli nel contesto del pop. 
   

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