Kounellis maestro Arte Povera "dipinge" con la materia

A Fondazione Prada Venezia fino al 24 novembre

Jannis Kounellis, uno dei maestri dell'arte povera, un "pittore" che usa la materia, gli elementi primari della natura, per lavorare sui sensi. Un artista, nato nel Pireo e a Roma dalla metà degli anni '50 fino alla morte nel 2017, che nel suo atto creativo "dipinge" anche quando le sue opere sono composte di binari in ferro, di sacchi di juta, di carbone, di armadi trovati dai rigattieri tenuti appesi al soffitto da corde, di tubi e bombole di gas, di lana o lastre metalliche.
C'è una leggerezza "pittorica", una lievità compositiva, unita alla pesantezza dei materiali usati nelle oltre sessanta opere scelte da Germano Celant per realizzare la prima retrospettiva dedicata a Kounellis dopo la sua scomparsa, allestita nelle grandi sale di Ca' Corner della Regina, sede veneziana della Fondazione Prada (11 maggio-24 novembre).
Il percorso espositivo prende avvio nel cortile con un lavoro verticale del 1992 composto da sette piatti metallici a sostenere sacchi contenenti chicchi di caffè. In una saletta al pianoterra film, cataloghi, inviti, manifesti e fotografie documentano la storia espositiva dell'artista con un focus riservato ai suoi progetti in campo teatrale. Al primo e secondo piano del palazzo, seguendo un ordine di fatto cronologico con qualche variante, l'opera di Kounellis si dipana nella sua interezza a partire dai grandi quadri della prima metà degli anni '60, prima con scritte, segnali, insegne tratti dalle strade di Roma, poi con lettere dell'alfabeto, frecce e numeri neri fino all'incursione della natura, della rosa, prima dipinta poi della sagoma applicata con bottoni automatici sulla tela. Verso la fine degli anni '60 arrivano gli elementi naturali - terra, lana, cactus, carbone, cotone e fuoco - poi è un crescendo di ricerca, di confronto-superamento della tradizione, di lavori che abbracciano la musica, i sensi - in mostra, oltre al caffè, un'opera composta anche da alcune centinaia di bicchierini pieni di grappa "per uscire dai limiti illusori del quadro, abbracciare il mondo dei sensi e congiungersi con il caos vitale della realtà" - la continua relazione "tragica e personale con la cultura e la storia". Poco lontano, a Ca' Pesaro, una delle sedi della Fondazione Musei Civici, c'è la prima retrospettiva italiana dedicata ad Ashile Gorki (1904-1948), uno dei maestri dell'espressionismo astratto. Curata da Gabriella Belli ed Edith Devaney, l'esposizione presenta un'ottantina di opere che ripercorrono la non lunga ma fondamentale carriera artistica di Gorki. Oltre una decina gli appuntamenti messi in calendario dai Musei Civici in questo periodo di Biennale d'arte. Nel vasto panorama delle proposte espositive in laguna, ci sono anche la mostra antologica dedicata ad Alberto Burri, fino al 28 luglio, alla Fondazione Giorgio Cini, i dipinti di Gunther Forg, vicino all'Accademia, la mostra di Alberto Biasi, nella sede del consiglio regionale veneto, a Palazzo Ferro Fini, i quadri del russo Gely Korzhev, a Ca' Foscari, il pittore coreano Yunn Hyong Keun a Palazzo Fortuny, Pino Pascali fotografo, alla Zattere, o le reinterpretazioni di Tintoretto di Jorge R.Pombo alla Scuola Grande di San Rocco. Nel quadro delle iniziative che, per gli addetti al lavori, vanno sotto la voce "progetto di arte pubblica", appuntamento l'11 maggio per la performance sull'acqua ideata a Melissa McGill con 52 imbarcazioni della tradizione lagunare con vele dipinte a mano ognuna con una diversa tonalità di rosso. 

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