500 anni arte islamica a Firenze

Centinaia opere, c'è anche vaso firmato dal Saladino

 Il celebre vaso in ottone con la 'firma' del Saladino, un immenso tappeto mamelucco di oltre 12 metri, cucito nel 1500 (e non esposto al pubblico da quasi 30 anni), il più antico codice datato, 'Il libro dei Re', del 1217, appartenuto al persiano Firdusi, una vera e propria giraffa impagliata, donata dal vicerè egizio nell'Ottocento al granduca Leopoldo: sono solo alcuni delle centinaia di pezzi in mostra nell'ambito di 'Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento', allestita nel capoluogo toscano negli spazi di Uffizi e museo del Bargello (con una 'estensione' documentaria alla Biblioteca nazionale) dal 22 giugno al 23 settembre 2018. Curata da Giovanni Curatola, ha richiesto oltre due anni di studi ed approfondimenti e mira ad offrire al visitatore una panoramica a tutto tondo su quasi mezzo millennio di arte musulmana, ricostruito seguendo il filo dei fittissimi rapporti con l'Oriente intessuti dalle dinastie che hanno governato la Toscana fino al 1800. Ad arricchirne l'articolato percorso espositivo vi sono anche numerosi prestiti internazionali dal Louvre di Parigi, dal Metropolitan Museum di New York, dal British di Londra e da gallerie di svariati paesi tra i quali anche il Kuwait. "Per tutto questo tempo, la relazione culturale e commerciale tra Firenze e i mondi dell'Islam non si è mai interrotta - ha spiegato Curatola - rimanendo intensa, continua, estremamente proficua. Anche nel campo della moda: nel '400, a Costantinopoli, ci si vestiva alla fiorentina: e loro in cambio dei nostri vestiti, ci mandavano tappeti". Come quello, prestigiosissimo, della Collezione Capponi, in arrivo per la grande mostra direttamente dal Metropolitan. Ma non solo: nel 'gran bazaar' dell'esposizione, tra Uffizi e Bargello, si trova di tutto, dalle daghe e scimitarre di foggia araba, alle lampade mamelucche istoriate, alle lacche persiane (prestate dal museo fiorentino dello Stibbert e mai esposte finora), per non parlare della ricca raccolta di abiti e stoffe persiane preziose, porcellane finemente cesellate, codici dipinti. A segno del vivace scambio culturale che intercorreva con Firenze, compaiono poi lungo il percorso opere 'nostrane' che ne danno testimonianza. Così accanto alla giraffa egizia impagliata compare un dipinto del 400esco Jacopo Ligozzi che mostra un momento del trasporto a Firenze di un'altra giraffa, quella che il sultano dell'Egitto Qaytbay donò niente di meno che a Lorenzo il magnifico (ma che visse poco oltre, avendo la sfortuna di cadere rompendosi il collo), mentre il ritratto di Eleonora da Toledo in abiti di stile persiano, realizzato da Lorenzo Vaiani, fa da contrappunto ai sontuosi tessuti in esposizione; l'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano fa parte del percorso per le scritte in arabo nelle aureole dei protagonisti contengono scritte in arabo; il Cassone istoriato del Maestro di Carlo III di Durazzo racconta dalle sue pareti dipinte episodi della della novella di messer Torello e il Saladino di Giovanni Boccaccio (fine 1300), a riprova di un dialogo che c'era e, per secoli, non si è mai fermato. "Questa mostra vuole essere un atto e una testimonianza contro l'isolazionismo culturale", ha spiegato oggi il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, augurandosi di poter vedere "a Firenze, che ha un Duomo tra i più belli della cristianità e una bellissima sinagoga, anche una bella e grande moschea a Firenze, rivestita di porcellane di Doccia, e con una splendida cupola dorata. Inshallah", ha chiuso la presentazione dell'evento Schmidt. (ANSA).

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