Dieci cappelle nel bosco, il Vaticano alla Biennale

Da Cellini a Foster, grandi architetti per il dialogo con il mondo

CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR - Dieci cappelle firmate da grandi architetti di paesi e fedi diverse, un bosco sull' isola di San Giorgio che diventa metafora di un labirinto, l' obiettivo di favorire lo scambio anche con chi non crede e  riaprire un dialogo con il mondo dell' arte. La Santa Sede guarda lontano e si presenta così al suo primo appuntamento con la mostra internazionale dell' Architettura della Biennale di Venezia in programma dal 26 maggio al 25 novembre.

Per la sua "prima volta" (dopo le esperienze nel 2013 e 2015 alla Biennale Arte) ha scelto un padiglione diffuso "che si misura in ettari" e ha incaricato dieci grandi firme dell'architettura coordinate da Francesco Dal Co- da Francesco Cellini per l'Italia a Norman Foster per la Gran Bretagna da Terunobu Fujimori per il Giappone a Javier Corvalan Espinola per Paraguay- prendendo a modello la cappella nel bosco costruita nel 1920 da Gunnar Asplund nel cimitero alle porte di Stoccolma.

Per le Vatican Chapels sono stati impiegati materiali diversi, ceramica, calcestruzzo leggero e armato, acciaio, legno. E se pure la committenza è la Santa Sede, le dieci cappelle non saranno chiese consacrate: "Sono i punti di orientamento nel labirinto della vita - spiega Dal Co -. Non saranno consacrate. In molte, anche se non era stato richiesto, ricorre il simbolo della croce, ma non vanno intese come cappelle cristiane. Al di la della della forma e delle intenzioni rappresentano un luogo di incontro". La decisione del Vaticano di entrare nell'orizzonte dell'architettura, chiarisce accanto a lui monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Commissario del Padiglione, "E' il risultato di un lungo itinerario. Alla fine dell' Ottocento si è consumato il divorzio tra arte e fede che per secoli avevano camminato insieme".

Una frattura che anche in tempi recenti ha prodotto "edifici sacri modesti, privi di spiritualità e di bellezza". Lo scopo è, dunque, riallacciare un filo, "favorire un nuovo incontro. La molteplicità, la interreligiosità permette spunti e dialogo". Agli architetti è stato chiesto di mantenere due componenti fondamentali, il pulpito e l'altare, ma il percorso tra le cappelle "è una sorta di pellegrinaggio non solo religioso ma anche laico, condotto da chi vuole riscoprire la voce interiore e trascendente, la fraternità umana dello stare insieme, e insieme la solitudine del bosco". "E' la prima volta della Santa Sede, ce ne saranno altre", sottolinea da parte sua il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta - La partecipazione di un soggetto protagonista della storia che ha plasmato le nostre città contribuisce alla dilatazione del nostro sguardo, nella ricerca di soluzioni ai problemi. L' architettura porta esempi e stimola risposte". Ogni Biennale ha un tema. Quello di quest' anno è lo "Spazio libero". "La Biennale - precisa - non è un expo o una fiera. Il nostro desiderio è partecipare al dialogo del mondo".

Il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia fa notare che il padiglione "si inserisce perfettamente nella storia della città" augurandosi che riesca a tenere lo sguardo "a oriente, a occidente e a tutto il mondo". Le dimensioni dei progetti sono partite dalle dimensioni di 7X10 metri che in alcuni casi sono aumentati, così come è avvenuto per l' altezza. I lavori, che si chiuderanno alle fine di aprile, hanno coinvolto aziende e imprese che avranno così una vetrina internazionale per mostrarsi. Per i costi - sostenuti da costruttori mecenati - gli organizzatori assicurano che saranno indicati più avanti. Il futuro delle cappelle è da scrivere: è quasi scontato che resteranno in loco anche se per alcune è già stato chiesto di smontarle e riproporle altrove. Dal Co è drastico: "Rifarle costerebbe meno".

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