Musei, nuovo freno a direttori stranieri, Franceschini sbotta

Sentenza Consiglio Stato rinvia questione. Ministro, "Impossibile fare riforme"

  Il Consiglio di Stato ribalta le decisioni prese a maggio da Tar del Lazio sui super direttori dei musei pubblici italiani e promuove in via definitiva le procedure scelte dal Mibact per la selezione dei manager chiamati a gestire ed amministrare i gioielli dell'arte italiana, dalla Galleria Borghese di Roma al Palazzo Ducale di Urbino. Ma intanto, a sorpresa, i giudici di Palazzo Spada rimettono in discussione la decisione di aprire anche ai direttori stranieri.

A quasi tre anni dal suo varo, non c'è pace per la riforma Franceschini, bersagliata dalle polemiche e dai ricorsi, con i novelli direttori, in carica ormai da oltre due anni, sottoposti ad uno sfinente carosello di stop and go. Il ministro, che della riforma ha fatto il fiore all'occhiello del suo mandato, questa volta sbotta: "In Italia non è possibile fare le riforme", twitta furioso un attimo dopo la pubblicazione della sentenza, "Dopo 16 decisioni del Tar e 6 del Consiglio di Stato quest'ultimo cambia linea e rimette la decisione sui direttori stranieri dei musei all'adunanza plenaria. Cosa penseranno nel mondo?". Toni durissimi, ammorbiditi soltanto in parte, qualche ora più tardi da Bologna dove il ministro ferrarese partecipa all'incontro per la presentazione del programma Pd e precisa di aver "fiducia nella magistratura". Ma intanto ribadisce l'irritazione: "Non diamo una bella immagine nel mondo".
La vicenda, frutto di due ricorsi e di altrettanti contro appelli di una candidata respinta alle selezioni, coinvolge direttamente, in questo caso solo due, dei circa 30 super direttori italiani. Si tratta dell'italiana Martina Bagnoli alla quale è stata affidata la direzione della Galleria Estense di Modena e dell'austriaco Peter Assmann, chiamato a dirigere il Palazzo Ducale di Modena. E se nel primo caso i magistrati della suprema corte amministrativa hanno fugato ogni dubbio, accogliendo in toto gli argomenti del ministero, nel secondo, quello che riapre la polemica stranieri sì stranieri no, i giudici della sesta sezione (la stessa che con un altro presidente qualche mese fa aveva accolto l'appello del Mibact che spiegava di aver aperto agli stranieri in osservanza della legge europea) hanno demandato la decisione all'assemblea plenaria, che non si riunirà, viene fatto notare, prima di qualche mese. Alla base della decisione, spiegano, "c'è un contrasto giurisprudenziale".
Nel frattempo nei musei non cambierà niente, tutti i direttori stranieri, a partire da Peter Assmann, resteranno al loro posto. Ma è chiaro che la tranquillità ancora una volta è minata. Da Capodimonte il francese Sylvain Bellenger apre le braccia sconfortato: "E' l'ennesima dimostrazione che la burocrazia in Italia mette in ginocchio il Paese, crea una grande incertezza per le competenze venute dall'estero", si sfoga appassionato il direttore della fastosa reggia napoletana.
Ma non mancano le voci critiche, come quella dello storico Tomaso Montanari, che la riforma dei musei l'ha sempre contestata. Oggi non entra nel merito, ma va giù duro lo stesso: "E' un problema di competenza - avverte - le riforme vanno fatte bene e questo a prescindere dalle scelte". In attesa di una soluzione che potrebbe arrivare quando lui non sarà più ministro, Franceschini non demorde: "La selezione internazionale ha dato grandi risultati, apprezzati in tutto il mondo".

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