Beat e poesia, Lawrence Ferlinghetti

A Brescia la storia di una generazione ribelle

Intellettuale, poeta, pittore, editore, figura di spicco della Beat Generation, Lawrence Ferlinghetti è al centro di una grande mostra allestita da oggi al 14 gennaio negli spazi del Museo di Santa Giulia, a Brescia. E' proprio la città, da cui nel 1894 emigrò il padre Carlo Leopoldo alla volta degli Stati Uniti, a rendere omaggio a uno dei più significativi protagonisti della ribellione americana degli anni '50 e '60, riunendo materiali a stampa, fotografie, registrazioni video, nonché dipinti e disegni, realizzati nella sua lunga attività (Ferlinghetti ha 98 anni), conosciuta in Italia soprattutto grazie all'opera di Fernanda Pivano, traduttrice dei suoi scritti e amica.
Intitolata 'A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia', la rassegna è stata curata da Luigi Di Corato, Giada Diano, Melania Gazzotti, che hanno ideato un percorso espositivo articolato in quattro sezioni: 'Guerra, pace, arte', 'Beat', 'L'impegno' e infine 'Le origini', che l'artista ha ricercato tenacemente per anni. Lo sviluppo è quindi tematico, secondo una cronologia degli eventi che prende le mosse dalle vicende biografiche e artistiche di Ferlinghetti, sul doppio binario geografico tra Stati Uniti ed Europa.
"Ferlinghetti, oltre ad essere autore di 'A Coney Island of the Mind', una delle raccolte di poesia più vendute al mondo, ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell'opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice 'City Lights Bookstore', da lui fondata nel 1953 - dice Di Corato - Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti da quindi modo di rendere omaggio all'intero movimento letterario, aprendo lo sguardo non solo sull'opera dei singoli autori, ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco ha animato il panorama underground nei decenni '50 e '60". La mostra vuole inoltre raccontare come questo fenomeno culturale abbia avuto un particolare seguito in Italia grazie a Fernanda Pivano, che ''per prima ha tradotto e fatto pubblicare l'opera di autori come Ginsberg, Kerouac, Burroughs, Corso, Bukowski e lo stesso Ferlinghetti, di cui è stata sostenitrice e amica''.
Ecco che l'esposizione bresciana diventa così l'occasione per ripercorrere la storia di quegli anni e ricrearne l'atmosfera attraverso materiali a stampa, fotografie e registrazioni video, molti dei quali provenienti dall'archivio della Pivano. Oltre ai bellissimi scatti di Ettore Sottsass, alcuni dei quali inediti, si possono ammirare immagini di Robert Capa, Allen Ginsberg o Fred Lyon. Un'ampia sezione è invece dedicata alla carriera artistica di Ferlinghetti, che, durante il soggiorno a a Parigi, alle prese con il suo primo romanzo 'Her', inizia a dedicarsi alle arti figurative seguendo corsi di disegno dal vero.
Esposto in Santa Giulia, c'è infatti 'Deux', olio del 1950, la prima opera dipinta da Ferlinghetti, affiancata da una bella selezione di disegni che arriva fino al 2000, mai presentati prima in Italia. Non mancano le grandi tele provenienti direttamente dalla collezione dell'artista, in grado di testimoniare come Ferlinghetti si sia sempre ispirato alle proprie esperienze di vita e agli avventurosi viaggi in giro per il globo, alla costante ricerca delle proprie origini.

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