1968, il canone della sovversione

Alla Gnam parte la celebrazione del cinquantenario

Una fiammata, un'esplosione deflagrante, che però ha un prima e un dopo, anzi è un invito perenne a ricominciare: è il 1968 che rivive alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna in una grande mostra allestita da domani al 14 gennaio. Esposte circa 80 opere provenienti da raccolte pubbliche e private, fondazioni e gallerie, realizzate da artisti come Kounellis, Schifano, Pistoletto, Merz, Boetti, Ontani, Fabro, attraverso le quali è possibile ricostruire le atmosfere di un momento, che forse più che di rottura, è stato di passaggio.

'E' solo l'inizio. 1968' dà di fatto il via alle celebrazioni per il cinquantenario di quell'anno che è stato in grado di condensare, da solo, il vento di ribellione e speranza rivoluzionaria che già soffiava ovunque. Una rivolta che non lasciò indenne il mondo dell'arte, da alcuni anni al centro di trasformazioni e sollecitazioni, mentre ''si sperimentavano linguaggi e materiali diversi'', dice la curatrice della mostra Ester Coen. Del resto, la scelta del titolo, che riconduce allo slogan dell'insurrezione del Maggio francese, ha proprio lo scopo di sottolineare il senso profondo di questa rivisitazione. ''Vuole essere - prosegue la Coen - una speranza per il futuro, un augurio di ricominciare sempre'', un invito a guardare ai processi invece che agli esiti. Con la consapevolezza però che dal '68 in poi, niente è stato più uguale, l'arte, la democrazia, la vita, per cui diventa cruciale indagare e illustrare solo quello che in quegli anni comincia.

Così, quando il forte e diffuso desiderio di nuovo inizio diventa palpitante, nel corto circuito verificatosi tra espressione visiva, politica, creatività, prendono corpo numerose correnti emergenti, in grado di propagarsi pur nella diversità di metodi e progettualità: minimalismo, il concettuale, l'arte povera, la land art. Ma la selezione di Ester Coen che documenta quel periodo storico, può essere letta come ''un incendio visto da lontano, nulla che ci riguardi veramente'', aggiunge la direttrice della Gnam Cristiana Collu, rilevando che la ''sovversione del canone'' si è presto tradotta nel suo opposto. ''L'arte che ha scaldato quel fuoco, ora lo raffredda - prosegue - è entrato nei musei, che provano a ribellarsi, a rilanciare, a superarsi''. Così le molte opere (alcune veramente poco conosciute) concesse in prestito grazie alla generosità di collezionisti, fondazioni, istituzioni museali delineano un atteggiamento generale tipico dell'arte italiana, con i suoi protagonisti, dice la Coen, che non hanno mai smesso di confrontarsi con i maestri del passato, neanche all'apice della contestazione. ''C'è stato un prima e un dopo e il '68 si è rivelato soprattutto un momento di aggregazione'', senza cesure nette.

Le opere dunque sono molte, scelte in maniera puntuale, individuate grazie ai cataloghi e alle testimonianze degli artisti che in quell'epoca hanno lavorato in stretta connessione tra loro. Ad accogliere i visitatori nel salone della Galleria, il 'Fermacarte' di Emilio Prini, 'Direzione' di Giovanni Anselmo, il 'Sit-in' di Mario Merz, la bellissima 'Festa cinese' di Mario Schifano, grande tela rossa come il fuoco, il sangue, le bandiere, 'L'Italia rovesciata' e 'Tre modi di mettere le lenzuola' di Fabro. Ecco gli specchi di Pistoletto e la sua 'Mica', nonché alcuni lavori di Kounellis che precedono di poco la fatidica data o quelli di Ontani che appena la scavalcano.

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