Arte, genio, goliardia e riti all'alba, ritorna la Zurigo 'Dada'

Dopo 100 anni i seguaci del movimento si incontrano allo storico Cabaret Voltaire

"Cosa vuol dire dada? Ma assolutamente niente!". La risposta più centrata sul Dadaismo è sempre quella data da Tristan Tzara. "Dada dubita di tutto, dada è tutto. Diffidate di tutto. Diffidate di dada. I veri dadaisti sono contro dada. E' un atto sovversivo? No, costruttivo!". Non è ancora l'alba, a Zurigo, quando gruppetti sparuti di persone passano i ponti sul Limmat verso i vicoli della città vecchia. Sono artisti, performer, letterati, coppiette, anziani appassionati d'arte, che animano quasi segretamente l'underground della città svizzera in cui, cento anni fa, nasceva il movimento che diede poi vita al Surrealismo.

I passi frettolosi convergono tutti al Cabaret Voltaire, lo storico locale fondato da Hugo Ball e Emmy Hennings nel 1916 tra il Grossmunster e la Rathaus. Perché i dada sono tornati, e si rincontrano allo storico indirizzo di Spiegelgasse 1. L'altro giorno il tema del loro lungo calendario di incontri verteva su una delle tante figure di positivisti che amano onorare, Albert Einstein. La cerimonia si inquadrava in una serie di manifestazioni che i nuovi dadaisti organizzeranno fino alla fine "dell'anno Dada" e che prevede mostre, rievocazioni, itinerari turistici ad hoc per il centenario del 'movimento di rottura e rinnovamento delle logiche artistiche tradizionali', partito dalla Svizzera e diffusosi poi a livello internazionale fra i cui membri figurarono Marcel Janco, Richard Huelsenbeck, Tristan Tzara e Hans Arp che in queste strade e piazze conobbero anche Joyce, Einstein ed Hesse.

"Oggi siamo qui per rendere omaggio a un grande uomo - racconta all'ANSA Adrian Notz, attuale direttore del locale - Non solo un fisico, ma un filosofo, un socialista e un pacifista". I seguaci si dispongono in una sala, guidati in un 'ufficium litterarum' che rievoca la vita dello scienziato, le sue ardite teorie, il suo pensiero umanista. Il rituale si conclude con la pantomima di una preghiera rivolta verso una sorta di altare, un caminetto e un quadro con la famosa foto di Hugo Ball vestito sarcasticamente da cubista: "Gadji beri bimba, glandridi laula lonni cadori. Gadjama grammma berida bimbala, glandri galassassa laulitalomini. Gadji beri bin blassa glassala laula, lonni cadorsu sassala bim - cadenzano con una litania da messa - Zimzim urulalla zimzim urulalla zimzim zanzibar zimlalla zam". Quindi, davanti a un caffè, si apre una pacata discussione sulla figura del Premio Nobel: "Ma alla fine non sarebbe stato meglio, per l'umanità - suggerisce uno - che nonostante il suo indiscutibile genio non fosse mai nato, visto che con i suoi studi ha contribuito alla nascita delle armi atomiche?". "No no, questo è un piano di valutazione errato...", replicano altri citando svariati classici di Storia della scienza. Tra gli appuntamenti in agenda a breve le celebrazioni in onore di Max Ernst (il 2 aprile), Tristan Tzara (il 16), Emmy Hennings (20.4), Marcel Janco (24.4), Oscar Wilde (3.5) ed eventi di musica, declamazioni, performance, non solo al locale ma anche in città "dove si possono radunare 10 persone come 200".

I dada non sono mai stati dei teoretici, anzi, sono famosi per l'azione e la capacità di derisione. Infatti, terminato l'ufficium, tutti si spostano nei vicoli e si indirizzano verso una delle tante fontane del quartiere Niederdorfli. Il perchè lo scopriamo presto. Per entrare tra i dadaisti doc, infatti, c'è un breve rituale (che ci è stato chiesto di non descrivere, NdR) a base di abluzioni e assenzio. "Dada!" Esclama alla fine dell'iniziazione la neobattezzata, il cui profilo è decisamente in linea con il pubblico che si incontra alle riunioni: artista dell'immagine, professionista, anticonformista quanto basta, amante dell'arte e della letteratura, anticlericale e antipolitica. Ma la goliardia del mood dadaista non deve fuorviare: i temi artistici e filosofici su cui si confrontano sono di assoluto spessore, e vengono dibattuti con pacatezza e rispetto di tutte le opinioni. E per chi volesse un momento di riflessione ulteriore (o preliminare) c'è anche una piccola biblioteca dada, selezionata da loro stessi, in una saletta dell'hotel Marktgasse, sull'omonima piazza, non distante dalla loro 'base'.

Zurigo è indiscutibilmente la capitale delle banche e della finanza nazionale ed europea, ma al contempo è ricca di oltre 50 musei traboccanti d'arte. Su tutti, in occasione del Centenario, il Kunsthaus e Museo Nazionale svizzero, rispettivamente per le mostre 'Dadaglobe reconstructed' (c'è anche una personale della dadaista contemporanea Pipilotti Rist) e 'Dada universal'. La prima (fino all'1 maggio) presenta un'ampia raccolta di scritti, collage e opere grafiche inviate a Tristan Tzara da artisti e letterati di tutta Europa; la seconda (fino al 28 marzo) riunisce molte opere e installazioni di varia provenienza tra cui la celebre 'Fontana' di Marcel Duchamp del 1917, ritenuta la Monna Lisa del Dadaismo e una delle opere più influenti del XX Secolo, proveniente dall'Israel museum. Ma la città elvetica annovera anche la presenza di oltre 100 gallerie d'arte, prezioso punto di riferimento, oggi come allora, per moltitudini di artisti emergenti.

Un immaginario giro sulle tracce dei dadaisti d'antan invece non può non comprendere alcuni altri luoghi. Tanto per cominciare la casa dove abitava Lenin, proprio nel 1916, al n.14 della stessa via del cabaret. "Lo immagino pensare - scriveva in un suo diario Hugo Ball - alla sua rivoluzione". Oggi forse preferirebbe immaginarlo bere un bicchierino al cabaret, in una pausa strategica. Poi c'è da vedere la sede dell'antiquario Corray (appassionato d'arte, che spesso offriva lavoro o domicilio ai giovani dadaisti), in Bahnhofstrasse 19; i palazzi delle vecchie corporazioni vicine al fiume, in Musterhof, come la Zunfthaus zur Waag, dove il 14 luglio 1916 avvenne la prima serata dada. E ancora l'Hotel Hirschen di Niederdorfstrasse, dove lavorarono insieme Hugo Ball e Emmy Hennings, creatori del Maxime Emsemble prima di fondare il Cabaret Voltaire. La famosa 'culla del dada', il Voltaire, rimase aperta ben poco (il dadaismo nacque in Svizzera e poi si trasferì rapidamente in altri luoghi come Berlino, gli Usa, Parigi) ma il locale fu sempre occupato con alterne fortune da qualche bar o locale. Negli anni '80 divenne un night. E nel 2002 un'occupazione di artisti-squatter lo ripose all'attenzione della città, che oggi ne paga l'affitto come sostegno alla sua storica attività, riaperta nel 2004.

Un altro luogo dada contemporaneo è indiscutibilmente l'hotel Limmatblick, aperto da una coppia di professionisti zurighesi appassionati d'arte. Le sue camere sono dedicate a personaggi che hanno fatto la storia del movimento, e varie installazioni sono disseminate per le sale e nella hall. Ci soggiornano però solo i turisti. Loro, i dadaisti, non li troverete: oggi come allora sono squattrinati, e alle stanze eleganti preferiscono un ritorno, spesso barcollante, verso qualche appartamentino a Zurich west, la nuova 'movida' della città, uno dei pochi quartieri cheap che ancora permettono una vita bohemienne, anzi, dada.

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