L'oro di Oplontis che fa rinascere Torre Annunziata

Statue uniche al mondo, delicate ampolle, strepitosi gioielli, ecco il tesoro mai visto

ANSA) - ROMA, 1 MAR - La statua dell'Efebo e le due preziosissime Centaure, meraviglie riportate alla luce quarant'anni fa dagli scavi della Villa di Poppea e da allora chissà perché rimaste nei depositi. Il tenerissimo Puttino con l'oca e la Venere, esposti al pubblico solo una volta. I vetri delicati delle ampolle, un tempo ricche di oli e profumi. E poi gli ori strepitosi, dalle fastose collane agli orecchini, i pendenti, i bracciali, le fibule. Rimasto per decenni nel chiuso di magazzini e depositi, torna alla luce, protagonista di una piccola mostra gioiello a Torre Annunziata, il tesoro di Oplontis. Con oltre 40 pezzi di enorme valore, in gran parte mai visti, esposti nelle Sale di Palazzo Criscuolo, sede del Comune. E insieme arriva, per la terra di Giancarlo Siani, il progetto di un museo archeologico che possa permettere un'esposizione permanente dei tesori riemersi in decenni di scavi. Ma anche regalare un'occasione di rilancio a un territorio troppo a lungo devastato da criminalità e degrado. Dedicata alla memoria di Khaled al Assad, il direttore degli scavi di Palmira trucidato ad agosto dall'Isis, fortemente voluta dal sindaco Giosuè Starita e dall'assessore alla cultura Antonio Irlando, che anche simbolicamente hanno voluto allestire il percorso nelle sale del comune, compresa l'aula del consiglio intitolata a Siani, la mostra raccoglie le statue che ornavano la grandiosa Villa attribuita a Poppea Sabina , seconda moglie di Nerone. Un'abitazione maestosa e sconfinata che duemila anni fa con i suoi terrazzamenti si affacciava sul mare, principesca per la magnificenza dei mosaici e degli affreschi che ne arricchivano gli ambienti, anche se al momento dell'eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., era vuota di arredi e disabitata per lavori in corso. Da quelle stanze raffinate e lussuose, così come dai portici e dai giardini lussureggianti dove brillavano le acque della grande Natatio, arrivano appunto opere come l'Efebo, il Puttino con l'oca, la Venere e le due Centaure, straordinariamente preziose perché uniche, secondo gli studiosi, in tutto l'Ecumene romano. I gioielli e i vetri, invece, di solito custoditi dal Museo archeologico di Napoli ma non esposti al pubblico, provengono da un'altra importante villa romana della zona di Torre Annunziata, quella intitolata a Crasso. Di fatto un grande complesso, con imponenti colonnati riportato alla luce a partire da 1974 e da allora ancora mai aperto al pubblico. Qui, in grandi ambienti che forse fungevano da magazzini (questa seconda villa doveva essere in realtà una vera e propria azienda agricola) vennero sorprese dall'eruzione oltre 50 persone in fuga. Molti avevano indosso gioielli, alcuni stringevano tra le mani sacchetti con i loro preziosi. Qualcuno, forse i ricchi proprietari della villa, aveva anzi stipato le sue cose più preziose in una cassa, riportata alla luce dagli archeologi nel 1984 in un altro locale della casa. Al suo interno ben 170 monete d'oro e tanti gioielli in oro e in argento. E poi unguentari, stecche in osso, piastrine di vetro per il trucco. Un vero e proprio tesoro che ora si racconta alla città. E che nei prossimi mesi, si augura Irlando, potrebbe trovare una sua sede definitiva nel nuovo museo che dovrebbe sorgere nell'ex Real fabbrica d'armi, un edificio borbonico che sorge a un passo dalla villa di Poppea: "Prendere un bene dismesso per metterci dentro beni nascosti per troppo tempo agli occhi del mondo mi sembra naturale", dice Irlando. Per Torre Annunziata un sogno che si avvicina. La svolta, Irlando ne è convinto, "può arrivare solo dalla cultura".

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