De Chirico, gli anni della ricostruzione

A Spoleto le opere realizzate dal 1848 al '76

 Gli anni della ricostruzione nell'Italia del dopoguerra e lo spirito di partecipazione ideale a quel processo da parte di Giorgio de Chirico, tra i sommi dei maestri del '900, sono al centro di una mostra allestita fino al 5 giugno nel nuovo spazio espositivo Mag Metamorfosi Art Gallery, realizzato nelle seicentesche sale di Palazzo Bufalini. Esposte 13 opere realizzate tra il 1948 e il '76 e custodite nella Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, capaci di illustrare al meglio la produzione degli ultimi 30 anni del grande artista.
L'importante esposizione, organizzata da Metamorfosi in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e con il sostegno del Comune di Spoleto e della Regione Umbria, si intitola appunto 'De Chirico. La ricostruzione' e rappresenta uno sguardo singolare su decenni controversi del maestro di Volos. Non a caso a curarla è lo storico dell'arte Claudio Strinati che voluto riunire un significativo corpus di opere, eseguite in un periodo contrassegnato da un indubbio afflato ideale (e che si ferma solo a due anni prima della morte, avvenuta a Roma nel 1978) al fine dunque di evidenziare un interessante parallelismo tra la storia nazionale e il rinnovato impregno del 'Pictor Optimus, come egli stesso si definiva. ''De Chirico, dopo una vita trascorsa in giro per il mondo, dalla Grecia alla Germania, dall'Italia alla Francia e agli Stati Uniti, nel 1948 si stabilisce definitivamente a Roma, dove aveva già aperto lo studio'', spiega Strinati all'ANSA a sottolineare il nomadismo anche formativo e culturale che lo caratterizzava e che solo nella piena maturità si placa. Per lasciare però lo spazio a una sorta ''di spirito profondamente patriottico'' in un momento in cui la nazione si impegnava a risorgere dalle macerie della guerra. Consapevole di rappresentare la tradizione classica dell'arte del '900, il padre della Metafisica voleva dunque offrire attraverso la sua opera il contributo personale alla ricostruzione. ''In un certo senso - prosegue il curatore - il maestro accentua in quegli anni la propria attività finalizzando la sua rinnovata ricerca a una rinascita culturale e morale del paese''. Purtroppo, da quella ripartenza artistica, così motivata, scaturirono invece scandali e controversie, ma, ribadisce Strinati, resta il fatto che de Chirico considerava la sua pittura di quegli anni l'espressione artistica in grado di dar lustro all'Italia, terra dell'arte, del sogno e della metafisica. ''La mia tesi - dice Strinati - è che il maestro, negli ultimi decenni di attività, avesse in realtà un atteggiamento positivo, costruttivo, e che, come tale, voleva parlare alle nuove generazioni''. Ecco dunque che ''dall'immenso patrimonio della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, che possiede un amplissimo fondo di opere, tra dipinti, disegni, incisioni, sculture, nonché documenti importanti inerenti alla sua vita e al suo lavoro, è stato selezionato un piccolo, ma pregevole nucleo di 13 opere che appartengono tutte alla sua ultima fase''. Si tratta di dipinti che insieme rappresentano una specie di sintesi di quelle tematiche che de Chirico volle ribadire e diffondere per la salvaguardia ideale e dei valori del paese ''e per il necessario nutrimento delle coscienze tese al riscatto e alla rigenerazione di un popolo prostrato, ma ricco di energie e aspirazioni''. Capolavori come 'Vita silente con busto di Minerva' del 1973 o 'Dialogo misterioso' (dello stesso anno) mostrano chiaramente la qualità della svolta poetica del maestro, che torna a riproporre i temi metafisici con una tecnica e uno stile ancor più approfonditi e in piena continuità con la produzione della giovinezza. Se nei primi anni del '900 la sua pittura era ricca e densa, con straordinari giochi di chiaroscuri, sottolinea Strinati, anche nella fase finale i dipinti mantengono quella profondità. ''Al contrario dei famosi falsi - conclude Strinati - che restano sempre piatti, perché realizzati ovviamente con altri stili e tecniche'

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