Cuore e orgoglio, ecco i segreti dei Corazzieri

Apre Caserma Negri di Sanfront dove tutto è a misura di gigante

 (ANSA) - ROMA, 20 FEB - Una centrale operativa di altissima professionalità e nuove tecnologie, ma anche uno scrigno di storia e tradizione: è la Caserma del Reggimento Corazzieri, dal 1870 la "casa" in cui vive e lavora la Guardia d'Onore e di sicurezza del Presidente della Repubblica italiana, che a partire dal 27/2 aprirà gratuitamente ogni sabato mattina le proprie porte al pubblico. L'iniziativa, come ha spiegato questa mattina Giovanni Grasso, Consigliere del Presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione, "rientra nel programma di apertura delle strutture collegate al Quirinale con l'obiettivo di avvicinare le Istituzioni ai cittadini". E di certo, all'interno di questa imponente struttura intitolata al Maggiore Alessandro Negri di Sanfront (Comandante degli squadroni dei Carabinieri nella gloriosa battaglia di Pastrengo) e situata in Via XX Settembre accanto alla Chiesa di Santa Susanna, a pochi passi dal Quirinale, i cittadini grandi e piccini potranno soddisfare non poche curiosità. Innanzitutto perché è impossibile non rimanere affascinati dai Corazzieri, con le loro eleganti divise con l'elmo e il portamento altero, sia a piedi che a cavallo: questi militari, selezionati accuratamente dal corpo dei Carabinieri, svolgono la propria missione con spirito di sacrificio, competenza e passione, ma soprattutto animati dal rispetto delle Istituzioni e dall'orgoglio di poter servire e proteggere la massima carica dello Stato. Guardandosi intorno, appena superato il cancello di ingresso, si capisce subito che il primo requisito per entrare a far parte della prestigiosa Guardia è l'altezza, minimo 1.90 m. Nella Caserma infatti tutto è a misura di gigante, dai letti delle stanze al bancone del bar, dal biliardino fino all'ambulanza. Ma le caratteristiche fisiche non bastano, serve anche essere capaci di riservatezza, affidabilità e impegno continuo. Perché un corazziere deve saper fare tutto: "i nostri ragazzi hanno un profilo alto in tutti i sensi", ha spiegato il Colonnello Alessandro Casarsa, Comandante del Reggimento Corazzieri, "devono saper stare immobili per ore e governare i cavalli, conoscere le arti marziali ed essere tiratori scelti, ottimi cavalieri e anche artificieri e antisabotatori". E la visita serve proprio a scoprire il "backstage" delle tante attività, tradizionali e non, che rendono la caserma un mondo a sé, completamente autosufficiente. Gran parte del lavoro è legato ai cavalli, tra sellai, maniscalchi, addestratori e veterinari, tutti impegnati a rendere migliore la vita degli imponenti quadrupedi. Dalla selleria (con le bardature differenziate in base alle occasioni di uso, e le selle donate dai capi di Stato, come quella che Gheddafi regalò a Napolitano) al cortile interno (dove avvengono il lavaggio e la manutenzione delle selle, la pulizia dei cavalli con la doccia solarium), dalle scuderie fino al maneggio per le esercitazioni si capisce che in questi spazi i cavalli sono considerati non strumenti ma veri compagni di lavoro. Non manca poi la parte più tradizionale, come il salone delle moto storiche (in mostra 8 Moto Guzzi, anch'esse ovviamente extralarge), il corridoio delle corazze (con foto d'epoca, moschetti antichi e le immagini dei Presidenti) e quello degli stendardi presidenziali originali. La visita prosegue poi nella Cappella di San Giorgio, affrescata negli anni '60 dal brigadiere Angelo Ravera, con le immagini dei suoi compagni corazzieri: tra i suoi soggetti anche Francesco Madotto, all'epoca 23enne e oggi in congedo, ex campione di canottaggio, sport legato alla storia della Guardia. "Noi corazzieri in congedo continuiamo a lavorare con attività di volontariato", ha raccontato, "ma non è facile rispondere alle domande della gente durante le visite guidate: spesso le domande sono troppo indiscrete e noi siamo abituati alla riservatezza". Dulcis in fundo, tra i segreti di questa caserma - purtroppo non compresa nella visita guidata - anche una autentica meraviglia della Roma antica: durante i lavori di ampliamento dei locali della mensa negli anni '60 sono emersi i resti di un mosaico parietale del 69 d.C., uno dei pochi ancora presenti nella Capitale.(ANSA). 

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