Marco Verrelli, aerei metafore destino

Metaluogo, da sabato 13 in 'Corso 440' a Roma

(ANSA) - ROMA, 9 FEB - Aerei a elica, semafori ferroviari, fari, piloni e respingenti: arriva a Roma ''Metaluogo'' una mostra personale di Marco Verrelli a cura di Eleonora de Filippis. Pensata come un breve viaggio attraverso i temi salienti della recente produzione dell'artista romano, spiega la curatrice, la mostra che sarà aperta da sabato 13 febbraio in Corso 440, il nuovo spazio dedicato al design e all'arredamento d'autore, presenta 15 opere su tela tra cui molti inediti. Il Metaluogo - prosegue De Filippis - ''è un luogo 'altro', un luogo al di là della realtà. Lo spazio circostante viene rielaborato dall'artista, viene 'distillato' da tutto ciò che è superfluo, inutile, per diventare esso stesso strumento attraverso il quale si entra in un'altra dimensione. Ecco gli aerei a elica, icone della sua infanzia, che diventano oggetti significanti del viaggio. Aerei di diverse fogge e colori che volano immobili, sospesi tra le nuvole. Aerei che vengono raffigurati da Verrelli senza pilota perché non hanno storia né tempo. Ciò che interessa all'artista è l'aspetto simbolico ed evocativo di questi straordinari strumenti dell'ingegneria umana che sfidano l'ingegneria della natura, superano il limite. Aerei protagonisti, che l'artista trasforma in scintillanti cavalieri duellanti, in simboli salvifici, in metafore del destino e dell'ineluttabilità. Allo stesso modo oggetti quali semafori ferroviari, piloni e respingenti diventano volumi assoluti che evocano le nitide colonne della Flagellazione dipinte da Piero della Francesca''.
    Gli aerei di Verrelli che sbucano dalle solide nuvole dalla resa mirabile sono essi stessi strani "esseri" inanimati. I suoi aerei non hanno pilota, le sue autostrade non hanno macchine, i suoi fari non sono mai abitati. Nella visione di Verrelli non c'è spazio per l'uomo se non come artefice.
   

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