Il genio di Manuzio in mostra a Venezia

Da 19/3, tra rare Aldine e capolavori di Lotto, Bellini, Tiziano

C'è Jacopo Sannazaro ritratto da Tiziano, pensoso, con un dito a tenere il segno tra le pagine del libro. La Lucrezia Borgia nelle vesti di Flora, con la toga bianca e un seno scoperto, e la Tempesta che Giorgione mai avrebbe potuto dipingere così, prima di allora. E poi l'Adagia di Erasmo da Rotterdam, stampata come un calice da offrire al lettore, o le edizioni su carta azzurra, con cui, per la prima volta, si creò la ''domanda di mercato''.
Alla storia dell'uomo che inventò il libro moderno (e con lui il concetto stesso di editoria) è dedicata ''Aldo Manuzio - Il Rinascimento di Venezia'', mostra alle Gallerie dell'Accademia dal 19 marzo al 19 giugno, che omaggia i 500 anni della scomparsa del tipografo e insieme racconta come la sua intuizione rivoluzionò per sempre la cultura europea.
''La sua opera - spiega Cesare De Michelis, presidente del Comitato per le celebrazioni - cambia per sempre il destino delle Arti, che si arricchiscono di nuovi temi e figure''. E' grazie ai suoi libri, ad esempio, che il Bellini dissemina i paesaggi di figure mitologiche, racconta Giulio Beltramini, curatore dell'esposizione insieme a Davide Gasparotto e Giulio Manieri Elia. ''Con Manuzio - dice - restaurare e ristampare i testi antichi diventa importante quanto per le opere d'arte''.
Da Erasmo da Rotterdam in poi, al suo studio veneziano c'è la fila per rendere immortali i propri scritti o per acquistare le Aldine, i primissimi libri tascabili che permettono alla cultura di uscire dalle aule universitarie, accompagnare la vita quotidiana e diffondersi in tutta Europa. Con oltre cento opere in prestito da grandi musei italiani e stranieri e più di 30 rarissime edizioni stampate tra la fine del XV e i primi anni del XVI secolo, come le miniate da Manchester o l'Aristotele del 1496 in prestito dall'Escorial, la mostra ripercorre l'età dell'oro di Venezia e l'influenza dell'opera di Manuzio sull'arte. Si va dalle Allegorie di Lorenzo Lotto a quelle del Bellini; la celebre Hypnerotomachia Poliphili illustrata e un Euripide della Morgan Library di Washington, tra i due unici esemplari di Aldina non rifilata dopo la stampa. E ancora, i manoscritti di S. Vito da cui nacque l'idea del corsivo, le incisioni di Giulio Campagnola, i bronzetti di Andrea Brioso, Cima da Conegliano, Jacopo de' Barbari e si spera di avere anche il ritratto di Luca Pacioli, l'uomo che inventò la geometria, in prestito dal Museo di Capodimonte. ''La mostra non parla solo del passato - aggiunge Beltramini - ma anche di oggi: dice che l'Italia è il baricentro dell'Europa se punta sulla cultura, impegnandosi nella ricerca e nella bellezza''.
''Dopo un periodo, mi sembra terminato, in cui troppe mostre erano eventi e basta - commenta il Ministro di beni culturali e del turismo, Dario Franceschini - questa festeggia una ricorrenza e una città, con grande cura scientifica. Dimostra che si possono costruire approfondimenti intorno a una collezione e poi i prestiti arrivano. Tenere alta la memoria permette di tenere alta anche la ricerca''.
''E' anche un'occasione - aggiunge la direttrice delle Gallerie, Paola Marini - per ammirare sette nuove sale restaurate''. E se a gennaio si festeggia un ''+35% di ingressi in un mese'', tra i prossimi progetti dell'Accademia, ''l'apertura di altri due saloni al piano terra, una mostra per il bicentenario delle Gallerie, nel 2017, e una su Tintoretto con i Musei Civici di Venezia e la National Gallery, nel 2018''.

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