La Certosa di Trisulti rinasce grazie ai mecenati

Franceschini, raccolti già 62 mln e arrivano anche imprese

Stagliata su un lembo dei Monti Ernici, immersa nel verde dei boschi e imponente nella sua silenziosa maestosità. Così appare ancora oggi la Certosa di Trisulti, a Collepardo (FR), baluardo voluto da Innocenzo III nel 1204, con la sua Chiesa gotica, le tele di Giuseppe Caci, Giuseppe Battelli, Michele Veri, Filippo Balbi e poi l'antica farmacia, la biblioteca da 37 mila volumi, il Chiostro dei Padri, in stile rinascimentale con il suo giardino di bosso. Dopo anni di muta solitudine e solo sei superstiti monaci Cistercensi a proteggerla(sopraggiunti ai Certosini e ora pronti a lasciarla), la Certosa oggi diventa il simbolo della piccola rivoluzione chiamata Art Bonus, l'incentivo fiscale voluto dal ministro della cultura Dario Franceschini per promuovere le donazioni di privati in favore del patrimonio. In 18 mesi si sono raccolti 62 milioni di euro (al 31 gennaio), con 450 enti registrati e oltre 2000 mecenati. Ma è solo l'inizio, assicura Franceschini.

''Il 2016 sarà l'anno del boom'', annuncia al convegno 'Chiamata alle arti! Mecenatismo ed imprese: un investimento strategico', promosso da Arcus, Federmanager, Vises Onlus e Polo museale Lazio. L'impennata del primo mese dell'anno (5 milioni arrivati solo a gennaio) sembra dargli ragione. I primi a muoversi, come spesso accade e come è accaduto anche per la Certosa di Trisulti, sono i cittadini (1300 sui 2000 mecenati), quelli che ogni giorno vedono e si preoccupano per il museo o il monumento della propria città. Ma la buona notizia, dice Franceschini, è che ''da quando abbiamo stabilizzato l'Art Bonus hanno cominciato a muoversi anche le imprese, sia medie che grandi''.

    Su Trisulti il Mibact, tra il 2014 e il 2015, ha già reso disponibili 600 mila euro, poi sono arrivati i 30 mila per I luoghi del cuore del Fai, 100 mila dalla Regione Lazio per la valorizzazione. Ora, grazie all'Art Bonus, è la volta della società civile, con una campagna ancora aperta che finora ha raccolto 86 mila e 500 euro e con Unindustria in prima fila a donare 150 mila euro insieme al sistema delle imprese del territorio, perché, dice il presidente Maurizio Stirpe, ''quando si può, è doveroso dare un contributo, tangibile e rapido, per salvaguardare il patrimonio del nostro paese''.

    Riparate tutte le coperture con i fondi pubblici, con i soldi dell'Art Bonus (obbiettivo 300 mila euro), spiega la direttrice del Polo Museale del Lazio, Edith Gabrielli, si potrà finalmente restaurare la seicentesca Sala del Capitolo, inaccessibile anche ai monaci da anni, recuperando l'affresco della volta con la glorificazione della Maddalena, il pavimento intarsiato e la balconata con i trenta sedili fissi di Domenico Busseto. Ma anche realizzare un nuovo sistema integrato di visita alla Certosa, ''condiviso con la Regione'' e arricchito da App, installazioni multimediali e piccoli spaccati sulla vita monacale. ''Spero che dopo questo episodio il Polo museale diventi un laboratorio per sperimentare nuovi modelli di collaborazione pubblico/privato'', conclude la Gabrielli, lanciando altri tre esempi su cui lavorare: ''la Casa di S.Tommaso ad Aquino, restaurata ma senza funzione; Villa Giustiniani a Bassano Romano, che necessita di grandi lavori; e Palazzo Farnese di Caprarola, capolavoro del Vignola, restaurato in alcune zone e in forte degrado in altre''.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA