Sogno e mistero, arriva il Simbolismo

Da Klimt a Klinger a Segantini, 150 capolavori a Milano

Sogno, mito, enigma, mistero, le mille suggestioni del Simbolismo saranno al centro di una grande mostra allestita dal 3 febbraio al 5 giugno negli spazi di Palazzo Reale a Milano. Un excursus straordinario nel movimento pittorico sviluppatosi in tutta Europa tra '800 e '900 attraverso circa 150 opere capitali, realizzate da maestri quali Klimt, Holder, Khnopff, Klinger, Moreau, Odillon Redon, che, affiancate ai capolavori di Segantini, Previati, Sartorio, Galileo Chini e molti altri, non mancheranno di mettere in luce l'apporto fondamentale della produzione italiana. Intitolata 'Il Simbolismo. Dalla Belle Epoque alla Grande Guerra', l'importante esposizione, promossa dal comune di Milano, è stata prodotta da 24 Ore Cultura - Gruppo 24 Ore in collaborazione con Arthemisia Group e si inserisce in un preciso programma espositivo che Palazzo Reale dedica all'arte tra XIX e XX secolo, già avviato dalla rassegna 'Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau' (fino al 20 marzo).

Con l'ideazione e la direzione artistica di Claudia Zevi & Partners - art engineering, i curatori Michel Draguet e Fernando Mazzocca hanno dunque selezionato nel vasto corpus di opere simboliste custodite nei musei italiani e internazionali, nonché in collezioni private, i dipinti, le sculture, le magnifiche grafiche in grado di rievocare l'ideale aspirazione del movimento simbolista a raggiungere un effetto unitario per creare un'arte totale. Nelle varie accezioni in cui si è manifestato in Europa, dall'Inghilterra alla Francia, dal Belgio all'area nordica, dall'Austria all'Italia, il Simbolismo ha infatti sempre dato rilievo ai miti e ai temi che coincidevano con i grandi valori universali della vita e della morte, dell'amore e del peccato, alla costante ricerca dei misteri della natura e dell'umana esistenza. Il percorso espositivo, articolato in 18 sezioni tematiche, evocherà dunque le atmosfere e la dimensione onirica che i diversi artisti desideravano raggiungere per superare l'apparenza del reale. Dalle immagini del sogno di Fernand Khnopff alle ardite invenzioni iconografiche di Klinger, dalle rappresentazioni demoniache di Odillon Redon e Alfred Kubin alle rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, dal sentimento di decadenza di Musil al vitalismo di Hodler, l'intera poetica simbolista sarà puntualmente documentata senza dimenticare le suggestioni dei Nabis, le interpretazioni dell'amore di Giovanni Segantini e la magia della decorazione di Galileo Chini.

In mostra saranno esposte altresì diverse opere presentate alle varie edizioni della Biennale di Venezia, che furono all'epoca una straordinaria vetrina di confronto internazionale, in cui i protagonisti del Simbolismo europeo, come von Stuck, Hodler, Klimt, iniziarono a dialogare con gli artisti italiani. Tra questi vanno segnalati soprattutto Sartorio, presente con l'imponente ciclo pittorico 'Il poema della vita umana', realizzato per la Biennale del 1907, dove venne allestita la famosa 'Sala dell'Arte del Sogno', che ha rappresentò la consacrazione ufficiale del movimento. Del resto, uno degli scopi della mostra di Palazzo Reale, sottolinea Mazzocca, è quello di illustrare in che modo il Simbolismo, coinvolgendo anche in Italia le arti figurative, l'architettura, la letteratura e la musica, ''abbia contribuito a rinnovare profondamente la cultura nazionale, facendola entrare nella modernità e anticipando il futurismo''. E se Segantini e Previati hanno rappresentato le due anime del movimento, una più legata alla dimensione della realtà naturale, l'altra a quella del sogno, Pellizza da Volpedo e Morbelli, dal canto loro, ''confermano come il Divisionismo italiano, assolutamente all'altezza delle altre avanguardie europee, abbia raggiunto i suoi risultati più alti proprio quando, creando l''arte per l'idea', è passato dal realismo alle istanze simboliste''. Questo il clima milanese, mentre a Roma (anche per l'influenza di d'Annunzio) i grandi ''protagonisti come Sartorio e De Carolis hanno elaborato una pittura che si rifaceva alla tradizione, soprattutto al Rinascimento, e privilegiava il mito o l'allegoria, seguendo le orme dei preraffaelliti inglesi come Rossetti, Holman Hunt e Burne-Jones''

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