Alberto Giacometti, ricercando l'uomo

11/1 ricorrono 50 anni dalla morte del grande scultore svizzero

Cinquant'anni fa, esattamente l'11 gennaio 1966, si spegneva a Coira Alberto Giacometti, tra gli indiscussi protagonisti dell'arte del '900. Celebrato in vita per la sua indefessa ricerca sulla condizione esistenziale dell'uomo, sempre espressa nella sua inconfondibile cifra stilistica, il grande scultore svizzero ha visto aumentare anche dopo la morte la propria fama, toccando i vertici delle quotazioni d'asta e divenendo il centro di importanti esposizioni allestite negli ultimi anni in tutta Europa (anche a Roma e Milano), come quella londinese, intitolata 'Pure Presence', ancora per pochi giorni negli spazi della National Portrait Gallery.
Figlio d'arte (il padre Giovanni era un pittore post-impressionista), Giacometti nasce nel 1901 a Borgonovo, in val Bregaglia e cresce con la famiglia a Stampa. Solo dopo la scuola dell'obbligo, lascia la valle nel Cantone dei Grigioni per frequentare il liceo a Schiers e poi l'École des Beaux-Arts e l'École des Arts et Metiers a Ginevra. In seguito a un soggiorno in Italia, dove nel 1921 visita Roma, si reca a Parigi e studia all'Académie de la Grande Chaumière. In quel periodo di grande sperimentazione, il giovane Alberto si orienta in direzioni diverse, come testimoniano i disegni, caratterizzati dalla frantumazione cubista, analitica, di ogni dettaglio, e le sculture. Nel 1928, entra a far parte del gruppo surrealista (con cui rompe nel 1935) lasciando prevalere nei suoi lavori le suggestioni dell'immaginazione e dell'inconscio, intorno a un punto centrale che è quello della spazio e della sua delimitazione. Allontanandosi dal Surrealismo, con gli anni l'interesse dell'artista si sposta dal mito e dal sogno all'osservazione diretta della realtà, accompagnata a una più consapevole preoccupazione per i materiali e le tecniche, da cui scaturisce una notevole trasformazione stilistica che lo conduce ad una sorta di naturismo schematico. Giacometti fa dunque ritorno alla figura umana, con le celeberrime sculture allungate, esili e fragili come bronzetti preistorici, a simboleggiare la solitudine e la vulnerabilità dell'uomo contemporaneo. Trascorso il periodo bellico a Ginevra, nel 1947 Giacometti riprende a dipingere e disegnare intensamente, continuando a lavorare dal vero e dedicandosi ai ritratti di familiari (la madre e il fratello Diego), raffigurando oggetti quotidiani o paesaggi. Le figure sono fisse, immobili rigidamente frontali: la cornice che Giacometti costruisce attorno a esse ha la funzione di allontanarle isolandole dallo spazio, creando attorno ad esse vuoto.
Le problematiche esistenzialistiche che emanano dai suoi capolavori, pongono Giacometti in stretto contatto con il pensiero sartiano, tanto che è proprio lo scrittore francese a cogliere meglio di ogni altro nella sua produzione i riferimenti all'inaccessibilità degli oggetti e delle distanze esistenti tra gli uomini. Il segno che si infittisce o si dirada nella pittura, i grumi di materia apparentemente informi che si coagulano lungo fondamentali linee di forza sono gli strumenti stilistici individuati dall'artista per tradurre in immagini le molte apparenze della realtà visibile. Nel suo studio parigino crea i capolavori ora custoditi nei maggiori musei di tutto il mondo (come il Moma, la Tate Gallery, il Centre Pompidou, la Kunsthaus Zurich o la Fondation Alberto et Annette Giacometti di Parigi che conserva oltre 5.000 opere) e viene riconosciuto nella sua grandezza dalla critica: nel 1962 è insignito del Gran premio alla Biennale di Venezia e nel 1965 del Grand prix des arts de la ville de Paris. Muore l'anno successivo, l'11 gennaio, all'ospedale cantonale di Coira e sarà sepolto nel cimitero di Borgonovo. Anche per il mercato dell'arte Alberto Giacometti è una stella di prima grandezza. La sua scultura 'L'Homme qui marche I' (1961), è stata venduta all'incanto londinese di Sotheby's nel 2010 per 103,7 milioni di dollari, record d'asta assoluto, scalzata solo da Picasso. È stata anche la scultura più cara mai venduta all'asta fino al maggio 2015, quando un'altro dei bronzi di Giacometti, 'L'Homme au doigt' del 1947, è stata battuta per 141,3 milioni di dollari da Christie's a New York.

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