Grossman, "Non perdete le vostre tante identità"

Lo scrittore a Pordenonelegge con "La vita gioca con me"

(di Mauretta Capuano) (ANSA) - PORDENONE, 22 SET - Invita a non restare intrappolati in un unica dimensione, a immedesimarsi negli altri, anche nel nemico, David Grossman, che guarda ora al fronte politico del suo Paese con una nuova speranza che lo porta a dire "adesso abbiamo la possibilità di pensare che dopo Netanyahu ci può essere una realtà diversa. C'è il sentimento di un grande cambiamento". "Se Binyamin Gantz, leader del partito che viene definito di centro-sinistra, in realtà è più centro, effettivamente diventerà premier, questo significherà che saremo salvi. Che ci saremmo salvati a due passi dal precipizio" spiega lo scrittore, protagonista oggi del più atteso incontro del giorno di chiusura di Pordenonelegge, del quale è atteso a fine ottobre il nuovo romanzo, la saga familiare 'La vita gioca con me' (Mondadori) con la storia di tre donne indimenticabili.
    Grossman parla con passione della "dolce ricompensa della scrittura", ma non si sottrae alle domande sul futuro del suo Paese.
    "Scrivere - dice - è come fare un massaggio. Mi sento una sorta di massaggiatore di quelle identità fisse che ci porterebbero a diventare il poster di noi stessi. Ci limitiamo e ci restringiamo ad un genere sessuale, a un senso dell'umorismo a una biografia. Non accettiamo di abbandonarci alla ricerca delle altre realtà che ci possono essere", spiega l'autore di 'Vedi alla voce amore' e 'A un cerbiatto somiglia il mio amore".
    "Ognuno di noi ha in sé tante opzioni esistenziali, tanti possibili modi di essere al mondo. Guardo la faccia di un uomo e penso a quella della donna che poteva essere e mi capita di osservare un bambino e immaginarlo da anziano e viceversa. Ma purtroppo nella nostra vita tendiamo a restringerci a una cosa sola", ribadisce Grossman per il quale scrivere, spiega, è anche "una liberazione da questi meccanismi di difesa".
    Generoso di aneddoti e racconti, rivela che mentre scriveva 'A un cerbiatto somiglia il mio amore' ha sentito il "piacere di disarmare se stesso". E che quando finisce un libro gli manca sempre quella dimensione in cui si trova mentre scrive. "Ho terminato mesi fa 'La vita gioca con me' e non vedo l'ora di ricominciare a scrivere, di ritrovare quella carica, quella tensione emozionale che in questo momento non provo".
    Allarga gli orizzonti anche al rapporto con la memoria e alla visione del nemico. "Abbiamo una versione stereotipata del nemico e per nemico non intendo solo il nemico in relazione al conflitto tra Israele e Palestina, ma il nemico personale. Nel Talmud c'è una frase illuminante che dice che non c'è gioia più grande di quella di essere in grado di liberarsi da un dubbio.
    Userei la stessa espressione per riferirmi agli stereotipi: non c'è gioia più grande che riuscire a liberarsi dello stereotipo.
    Se sei in grado, dopo anni di odio e di sospetto di vedere il tuo nemico come un essere umano, con i suoi errori e sofferenze, con il suo pianto, con la sua storia e le sue illusioni, se riesci a fare questo improvvisamente scopri qualcosa nel mondo.
    Ed è altrettanto importante essere visti dal nemico con occhi nuovi e per quello che noi siamo". Poi ci riporta a quando, "credo fosse il '69", il presidente egiziano Sadat andò in Israele: "Arrivava il nemico per eccellenza, il mostro. E poi ci trovammo di fronte a un uomo con un grande senso dell'umorismo e calore umano e ci ha sciolto qualcosa dentro. Questo ha fatto sì che vedessimo gli egiziani in modo diverso. E c'è stato anche un grande piacere nell'essere noi visti in un modo differente", sottolinea lo scrittore.
    "Ho scritto tanto sul conflitto arabo-palestinese, palestinese-israeliano - aggiunge- e ogni volta ho cercato di vedere le cose attraverso gli occhi dei palestinesi. Trovo che questo ti consenta di toccare meglio la realtà e di andare oltre la paura, l'odio". Sul futuro del suo paese dice: "Abbiamo bisogno di un esercito forte perché il Medioriente è imprevedibile e non ha mai interiorizzato Israele. Ma dobbiamo avere anche la pace. Solo se mettiamo queste due cose insieme avremo un futuro". Grossman si dichiara d'accordo anche "con quanto detto da Abraham Yehoshua sulla memoria: le persone, le società, i paesi molto spesso sono ferme nella memoria, ricordano troppo e questo significa perdere il contatto con la realtà vera ed essere invece in rapporto con la proiezione delle nostre paure, dei nostri stereotipi e pregiudizi. Dobbiamo affrontare la memoria e i ricordi con sospetto e cautela". Forse, afferma lo scrittore, "possiamo andare oltre, possiamo dire che siamo cresciuti e lasciarcele indietro queste storie". "Scrivere è un modo per ricordare meglio, anche ciò che non mi permettevo di ricordare e andare in posti dove non sono mai stato. Questa è la dolce ricompensa della scrittura". Anche se "scrivere un libro non è un atto democratico, ma forse siamo molto vicini alla democrazia", conclude Grossman con la sua delicatezza.
   

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