Yehoshua, l'olocausto non sia un'ossessione

Lo scrittore, voglio tornare alle storie brevi

MANTOVA - "L'olocausto sta diventando un'ossessione, pubblicano continuamente libri, romanzi su ciò che è successo in quel luogo. Basta! Bisogna essere realistici, il mondo sta cambiando e lo sta facendo rapidamente con la tecnologia e altro". L'invito viene da Abraham Yehoshua, il grande scrittore israeliano che il 7 settembre al Festivaletteratura di Mantova sarà in dialogo con Wlodek Goldkorn su 'Ascoltare l'anima e non il cervello".

"Ogni venerdì giovani palestinesi vanno verso le barriere, le recinzioni di Gaza e fanno delle dimostrazioni urlando 'vogliamo tornare a casa'. Dove è la vostra casa? E' li a dieci chilometri, costruite, fate qualcosa anziché occuparvi di missili, di tunnel, anziché cercare di attraversare le barriere. Questo deve finire. Dobbiamo guardare la realtà, dobbiamo fare qualcosa per migliorare la vita attorno a noi. Oggi la politica dell'identità e anche quella del genere stanno diventando eccessive. Dobbiamo trovare la cooperazione tra vari settori della società perché noi siamo insieme" incalza Yehoshua, l'autore de 'L'amante' a Mantova con il suo recente romanzo 'Il tunnel' (Einaudi) che stava scrivendo quando si è ammalata la sua adorata moglie con cui ha vissuto un matrimonio di 56 anni. "Noi abbiamo fin troppe identità oggi. Questo è un grosso rischio ed è un fardello oneroso da portare. Dobbiamo perdere in qualche misura o in parte i nostri ricordi. Noi ebrei dobbiamo perdere i ricordi dell'olocausto. I palestinesi dovrebbero smettere di insistere continuamente su quanto è successo negli ultimi 40 anni. Abbiamo troppe memorie. Se rimaniamo bloccati su questi ricordi c'è il rischio di finire nella paralisi" afferma lo scrittore e spiega di aver "cambiato idea negli ultimi anni".

"Sono sempre stato a favore di una soluzione che prevedesse due Stati, ma penso che questo ormai non sia più possibile. Mi sono battuto per il riconoscimento dello Stato palestinese ma ormai non si può più pensare in questi termini. E' tipico degli ebrei entrare in casa d'altri. Che cosa dobbiamo fare?. Dobbiamo elaborare una soluzione che preveda un solo Stato. Non mi sto riferendo alla situazione a Gaza che è orribile, continuano a sparare. Noi, sulla riva occidentale, dobbiamo cercare di raggiungere qualche compromesso per costruire piano piano una cittadinanza. Un po' come abbiamo fatto a Gerusalemme. Credo che questo sia possibile. Dobbiamo riuscire ad arrestare questo apartheid. Dobbiamo passare da uno Stato ebraico a uno stato israeliano, questo è il concetto chiave". Yehoshua, 82 anni, che da qualche anno vive vicino a Tel Aviv dove abitano i suoi figli e nipoti, ne 'Il tunnel' racconta la storia di un ingegnere israeliano in pensione, colpito da demenza senile, che viene convinto dalla moglie ad aiutare il professionista che ha preso il suo posto al progetto di costruzione di un tunnel segreto.

Ma ora lo scrittore, dopo 12 romanzi, vuole tornare alle storie brevi. "Sto lavorando a dei racconti e ai giovani dico: non buttatevi a capofitto nei romanzi. Scrivete prima dei racconti anche se gli editori vogliono i romanzi e questo lo considero negativo. Quando scrivi un racconto sei più intenso, lo stile domina sull'intreccio. Ho scritto 12 romanzi, il primo a 40 anni. Precedentemente avevo scritto racconti e storie brevi e in tanti mi dicono che sono le mie cose migliori. Ho deciso di tornare alle origini" racconta con il suo piglio da simpatico burbero. 

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