Musei: Bonisoli toglie autonomia amministrativa, polemica

Pd, "scorrettezza istituzionale". Mibac, "serve a semplificare"

Riorganizzati, in alcuni casi depotenziati o accorpati, come è accaduto a Firenze dove le Gallerie dell'Accademia sono state assegnate agli Uffizi, e ora privati dell'autonomia amministrativa con la cancellazione dei cda istituiti dalla Riforma Franceschini. Proprio nei giorni in cui si consumava la crisi di governo, il ministro della cultura Bonisoli portava a compimento la sua revisione dei musei autonomi, per certi versi una vera e propria controriforma rispetto ai cambiamenti avviati sotto il governo Renzi. E nel Parlamento, costretto a interrompere le ferie per sciogliere il rebus del governo che verrà, è subito polemica. In prima fila il Pd, che punta il dito contro il decreto attuativo firmato in limine il 16 di agosto e accusa il ministro pentastellato di "grave scorrettezza istituzionale".
    Tant'è, se dal Mibac ribattono che si "è trattato di un atto dovuto" e che i super musei rimangono comunque autonomi ("godono di autonomia gestionale e scientifica") anzi sono potenziati nei loro comitati scientifici, da Firenze la ormai ex direttrice delle Accademie Cecilia Holbergh, "licenziata" anzitempo, lamenta la mancanza di informazioni e di trasparenza: "Tutto è accaduto di nascosto, a Ferragosto".
    Le critiche della direttrice tedesca non riguardano solo il metodo: "questa cosa - dice all'ANSA - è sorprendente, inaspettata e triste per il patrimonio culturale italiano che ha bisogno di una continuità e non di continui cambiamenti a seconda degli umori di uno o dell'altro".
    Critico anche lo storico dell'arte Tomaso Montanari, fiorentino, membro, per nomina universitaria, del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, che parla di "ennesimo pasticcio".
    "Ancora una volta un decreto di cui non siamo stati informati", sottolinea, "e ancora una volta un cambiamento pensato male e gestito peggio, che porta ad un ulteriore accentramento politico". Il suo giudizio, insomma, chiarisce lo storico all'ANSA, "è decisamente negativo". Seppure articolato: "L'abolizione dei Cda può avere un senso" , spiega, "In consiglio superiore il ministro Bonisoli ci ha detto di voler fermare la trasformazione dei musei autonomi in fondazioni private sul modello del museo egizio di Torino. E questo è senz'altro condivisibile. Ma bisogna essere certi che a livello centrale ci sia una capacità di organizzare e gestire con una strategia chiara e senza che questo debba diventare solo un ingolfamento burocratico". Quanto ai comitati scientifici, che per il Mibac sono stati rafforzati, Montanari lamenta una nuova diminutio del consiglio superiore al quale è stato tolto il diritto di nominare uno dei membri: "due vengono nominati dal ministro e uno dal Dg musei, in pratica un accentramento politico ancora più forte".
    Anna Ascani, capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, va giù dura accusando Bonisoli di scorrettezza, ma anche di un "atto profondamente sbagliato nel merito che mette in discussione l'autonomia dei musei e che avrà seri riflessi sull'organizzazione del sistema museale italiano: viene colpito un modello - dice - quello dell'autonomia con cda, in piedi da oltre vent'anni e che la riforma Franceschini aveva solo perfezionato, è incomprensibile come un provvedimento con effetti così profondi sia stato firmato da un ministro di un governo dimissionario".
    Il ministro uscente non parla. Lo fanno però i suoi uffici, che replicano alle critiche politiche con una nota, nella quale si sottolinea che i musei autonomi "rimangono tali" anzi "ne potrebbero nascere altri" e che i direttori "mantengono la stessa capacità di spesa e gestionale". I Cda dei musei, sostiene il ministero, "sono stati aboliti per semplificare, in quanto i loro pareri venivano comunque già approvati dalla direzione centrale" e la "ratio del decreto di riorganizzazione è quella di razionalizzare e semplificare la gestione dei siti, non chiude alla autonomia".
    Come e se funzionerà il nuovo cambiamento arrivato in corner, si vedrà nei prossimi mesi. Intanto a Roma Valentino Nizzo, direttore del Museo Nazionale Etrusco, prima cancellato dalla lista degli istituti autonomi, poi riammesso sotto forma di rete dei musei etruschi, dovrà comunque ricominciare da capo e ripresentarsi al concorso internazionale che dovrà essere bandito. Nell'attesa i progetti per la riqualificazione di una nuova ala per il museo dove allestire servizi all'altezza del sito con una biblioteca, un bookshop e un ristorante caffetteria, rimangono in stand bay. (ANSA).
   

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