Amadeus, vorrei un festival piacevolmente imprevedibile

"Primo obiettivo i giovani. Lavoro di squadra e trasparenza"

ROMA - Il progetto di Sanremo 2020 "è ancora tutto da costruire: mi godo ancora qualche giorno di gioia, poi avrò il piacere di metterlo insieme a tutta la squadra Rai", risponde all'ANSA Amadeus all'indomani dell'investitura ufficiale da conduttore e direttore artistico. Ma una speranza ce l'ha: "Mi piacerebbe realizzare un festival piacevolmente imprevedibile: vorrei che il pubblico si sedesse davanti alla tv incuriosito da quanto sta per accadere".

 "Sono ancora incredulo, forse perché mi trovo in vacanza in Spagna", confessa. "Mi sento emozionato, ma sereno". Più agitato è sicuramente Fiorello, sponsor di Amadeus dalla prima ora, che ha già confermato la sua presenza al festival: "Mi ha chiamato e mi ha detto: ma come mai sei più calmo di me? Per me è un fratello, è come se avesse le mie chiavi di casa e quindi anche quelle dell'Ariston: venga quando vuole, magari entrando dal retro", scherza il conduttore. Approdare al festival resta il "sogno di una vita" che si avvera: "Ho 56 anni e quando inizi a fare il mio mestiere non puoi che sognare di condurre Sanremo, è come la maglia della Nazionale per un giovane calciatore. Avrò visto una cinquantina di festival, è tra le tradizioni irrinunciabili che si tramandano per generazioni". Un traguardo centrato dopo una carriera ricca di successi, ma anche punteggiata da momenti difficili: "Ci sta", ammette Amadeus. "E a volte penso che le cose più belle siano proprio figlie dei sacrifici, degli errori commessi, dei momenti bui che ti danno la carica per ricominciare, rendendoti più forte e consapevole".

Al rientro, subito dopo la pausa estiva, "il primo obiettivo sarà pensare ai giovani". Ma è presto per parlare di doppia gara o di eliminazioni: "Non ci abbiamo ancora pensato". Quello che è certo è che l'ex dj Amadeus, che ogni mattina come primo gesto accende la radio, non vede "l'ora di poter ascoltare centinaia di canzoni, con la commissione che andrò a formare. Pippo Baudo, che è un maestro, mi ha detto: 'Devi ascoltare i brani talmente tante volte che quando arrivano sul palco devono sembrarti dei motivi già consolidati. Devi cogliere in anticipo se quella canzone è in grado di durare'. E' questa, in fondo, la mission del festival, al di là dello show, del varietà che pure è importante". E la missione quest'anno sarà ancora di più puntare ad allargare il pubblico dei giovani, intercettando le nuove tendenze del mercato musicale: "E' un lavoro già intrapreso - sottolinea Amadeus -. Fortunatamente ho una figlia di 22 e un altro di 11 anni, sono loro spesso a segnalarmi quanto di buono c'è nella nuova musica, un'esperienza di cui faccio tesoro. E poi non dimentichiamo che ho fatto radio per tanti anni: ho l'orecchio allenato".

Una responsabilità in più per un direttore artistico, ruolo finito in passato al centro delle polemiche per i presunti conflitti di interessi: "Con la sincerità e la trasparenza che riconosco alla mia carriera - sottolinea - ascolterò tutto quello che mi viene proposto e sceglierò con onestà, indipendentemente dall'etichetta. Certo, non ho la bacchetta magica, spero di avere a disposizione i pezzi giusti". In quest'ottica sarà fondamentale "il contributo della commissione e del gruppo degli autori: credo molto nel lavoro di squadra". A settembre, intanto, lo aspetta l'impegno con Soliti ignoti: "Lo spazio quotidiano è irrinunciabile, perché ti fa entrare in confidenza con la gente. Come lo concilierò con la preparazione del festival? Mi conforta il consiglio dell'amico Carlo Conti, che ci è già passato: 'Ama, ce la possiamo fare'. Ho tanti amici, so di poter contare su di loro". E sull'appoggio dell'azienda: "Mi hanno chiamato tutti, l'ad Salini, il presidente Foa, il direttore di Rai1 De Santis, il numero uno di Rai Pubblicità Marano, per darmi piena fiducia. E io la voglio condividere con loro, con il massimo senso di responsabilità".

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