Luca Manfredi, il mio Sordi inedito e privato

Ciak a Roma, con Edoardo Pesce. Anche grande amore con Andreina

Il 27 febbraio 2003, partecipando ai funerali di Alberto Sordi, Ettore Scola disse: "Sordi non ci ha mai permesso di essere tristi". "Questo film tv è prima di tutto un omaggio al suo talento, alla sua ironia, all'artista finissimo, ma anche all'uomo con i suoi difetti e le sue virtù".

Vero mito del cinema italiano nel mondo, Sordi sul piccolo schermo in quella che si preannuncia una delle opere più attese dei prossimi palinsesti Rai con la regia di Luca Manfredi. Sono iniziate da tre giorni le riprese tra la Capitale e Tivoli del film tv 'Alberto', dedicato alla vita di Sordi e prodotto da Sergio Giussani per Ocean Productions, che andrà in onda in occasione del centenario della nascita dell'attore (nato il 15 giugno del 1920) e morto il 24 febbraio del 2003.

Oggi, in una calda giornata di inizio agosto, si gira a Roma, a Valle Giulia davanti all'Accademia Belgica (Villa Borghese ndr). A vestire i panni dell'indimenticabile attore romano è Edoardo Pesce. Il regista spiega: "Racconteremo i primi 18 anni della carriera di Sordi dal '37, quando inizia a muovere i primi passi, frequenta l'Accademia dei Filodrammatici, ma a causa del suo spiccato accento romano viene espulso dalla scuola, anzi gli viene detto che non potrà mai fare l'attore. E arriviamo al 1954, con la consacrazione di Un americano a Roma". Il figlio di Nino Manfredi, che ha già portato sul piccolo schermo grandi prodotti come "In arte Nino", dedicato alla vita del padre interpretato magistralmente da Elio Germano, con ottimi ascolti aggiunge: "Non ci saranno scene con mio padre anche se Alberto era di casa, perché hanno iniziato a lavorare insieme anni dopo". Ma soprattutto Manfredi racconterà un Alberto Sordi giovane e inedito, "con un lato della sua vita personale che pochi conoscono oggi: la sua grande storia d'amore, con Andreina Pagnani, diva del teatro di posa e doppiatrice. Sordi era giovanissimo, aveva 22 anni, è stato una sorta di 'toy boy' ante litteram e questa relazione durò per nove anni facendo scalpore all'epoca, perché la Pagnani aveva 15 anni più di Alberto. Ha anche 'sfruttato' le conoscenze della Pagnani per farsi largo nel mondo dello spettacolo. Poi narreremo l'amicizia tra Sordi e Fellini, quando entrambi erano ancora due giovani determinati a diventare qualcuno, Fellini era arrivato a Roma ma nessuno lo conosceva: per mantenersi faceva il disegnatore". E ancora il forte rapporto di Alberto "con sua madre: era lei che portava i pantaloni in casa. Un rapporto al limite quasi edipico".

Perché ha scelto Edoardo Pesce come protagonista? "Perché lo ritengo un ottimo attore - risponde il regista - ma anche per la sua romanità: si è perfettamente calato nel ruolo. E' adatto a vestire i panni di Sordi". La sceneggiatura è la sua? "Si è una mia idea sin dall'inizio del progetto, poi l'ho sviluppata e scritta insieme a Dido Castelli".

E Pesce racconta: "Quando mi hanno chiamato ho detto: accetto. Ma poi ho chiesto: ma Sordi chi lo fa? Per quanto riguarda la voce quella di Albertone era inconfondibile bassa, la mia più baritonale, non la imito certo. Mi sono limitato a vestire una maschera, ho fatto il mio Sordi, ma non è una macchietta". Attore istintivo (cominciò a 16 anni), Sordi fu presto protagonista sullo schermo e sulla scena, costruendosi una meticolosa professionalità anche come doppiatore e personaggio radiofonico. Solitario, schivo, molto diverso nella vita privata rispetto al cliché, fiero della propria origine e delle proprie convinzioni, disposto a convivere con le proprie debolezze "aveva il problema del faccione era consapevole di non essere Amedeo Nazzari" aggiunge Manfredi. Certo, la sua arte rende difficile tracciare un confine sicuro tra il personaggio e la persona. Dal 1936 al 1954, diciotto anni vissuti alla conquista del pubblico, alla ricerca della qualità attoriale e all'insegna di un impegno tenace: l'arte prima di tutto! Diciotto anni attraverso i quali Alberto Sordi diventa la voce di Oliver Hardy, calca i palcoscenici dell'avanspettacolo, inizia con piccole particine nei film dell'Italia fascista, inventa Mario Pio alla radio, il compagnuccio della parrocchietta e poi l'incontro con Fellini, lo Sceicco Bianco (un flop) e i Vitelloni (oggi si gira la scena dell'attesa del responso del pubblico alla prima del film dopo la pernacchia più famosa d'Italia). Ma il film racconta anche la perdita irreparabile della madre. E poi la famiglia, le sorelle, gli amici. La speranza è di aggiungere un pezzettino alla conoscenza dell'Albertone nazionale e far sorridere il pubblico come lui sapeva fare. 

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