Opera Roma: la Vedova Allegra come un musical

Applausi a rilettura operetta con la regia di Michieletto

 Il valzer della tradizione lascia spazio ai passi del rock and roll e del twist in una balera fine anni Cinquanta con il lieto fine della vedova miliardaria che sposa il dipendente della piccola banca in crisi salvandola così dal tracollo finanziario. Ha riscosso applausi la rilettura che Damiano Michieletto ha dato della "Vedova Allegra", l' operetta più famosa andata in scena il 14 aprile al Teatro Dell'Opera di Roma.
    Con le trovate del giovane regista veneziano, "Die lustige Witwe", composta nel 1905 da Franz Lehàr abbandona le atmosfere della Bèlle Epoque e si propone come un musical.
    Il pubblico della "prima" romana ha mostrato di apprezzare l' impegno del bel cast e la direzione dell'orchestra affidata a Constantin Trinks, uno specialista al debutto al Costanzi, con il coro istruito da Roberto Gabbiani. L'allestimento in lingua originale con i sopratitoli in italiano e in inglese dei dialoghi e delle parti cantate libera la vicenda uscita dalla penna dei librettisti Victor Lèon e Leo Stein dalle forzature inevitabili della traduzione italiana. D'effetto le scene di Paolo Fanti, i bei costumi dai toni pastello di Carla Teti, le luci di Alessandro Carletti e i movimenti dei ballerini curati da Chiara Vecchi.
     I tre atti raccontano di intrecci amorosi e gelosie ma nelle intenzioni di Michieletto, quella della ricca vedova Hanna Glawari che in molti vogliono sposare per la sua eredità viene resa effettivamente come una storia di soldi nella quale i personaggi acquistano maggiore concretezza rispetto ai toni caricaturali. Njegus, da giullare e figura comica, qui assume le forme di un Cupido che sparge polvere di stelle e per colpire al cuore le sue vittime muove e passa di mano un ventaglio. La paludata ambasciata dell'immaginario Stato di Pontevedro diventa la sede della Pontevedro bank che il direttore cerca di tenere in vita grazie al matrimonio della disinibita ereditiera con uno dei suoi dipendenti. Applausi a Nadja Mchantaf nel ruolo della protagonista e a Paulo Szot - il Danilo che alla fine sposerà Hanna - che si mostra anche chitarrista, accennando tra rock e blues con una elettrica rossa il motivo del celebre valzer dal palco della balera.
    Il timbro frivolo dell'operetta vira aprendo al sogno e a un velo di malinconia, come nel tenero lento dei due anziani nel secondo atto. Alla fine l'applauso va a tutto il cast, tra gli altri Anthony Michaels-Moore (Barone Mirko Zeta), Adriana Ferfecka (Valencienne), Peter Sonn (Camille de Rossillon), Karl-Heinz Macek (Njegus). "Il pubblico ha accolto molto bene uno spettacolo ambientato negli anni Cinquanta - ha detto il sovrintendente Carlo Fuortes - che riesce a restituire alla lettera il contenuto del libretto. È diventato un vero e proprio musical, una produzione veramente riuscita". La Vedova allegra, una coproduzione con il Teatro La Fenice di Venezia, si replica martedì 16, mercoledì 17 e giovedì 18 alle 20, venerdì 19 alle 18 e sabato 20 alle 16.30. (ANSA).
   

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