Strappati all'oblio, il Campo di Fossoli memoria da salvare

In un libro riflessioni e strategie per recupero storia unica

      (ANSA) - ROMA, 22 FEB - Un triste campo di transito dove ebrei e politici trascorsero giorni e settimane senza speranza in attesa della deportazione. Poi le bombe alleate e la rinascita con l'utopia di Nomadelfia, la comunità di orfani fondata da don Zeno Saltini. Quindi ancora luogo di vita e futuro con la Comunità San Marco dei profughi giuliano dalmati. Tirato su in tutta fretta nel 1942, realizzato con materiali poverissimi come tutti gli orrori della guerra che poi si sarebbe voluto cancellare, l'ex Campo fascista di Fossoli in Emilia, pagina nera del Novecento, è oggi memoria da salvare, con gli scheletri in rovina delle sue tristi baracche e la natura che nell'abbandono ha qua e là ripreso il sopravvento.
    Un intervento è già stato programmato e finanziato qualche mese fa dal Mibact, con un totale di 3 milioni di euro previsti dal Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali. Ma proprio il mettere a punto un progetto, per stabilire cosa salvare e come di questo luogo così stratificato di storia e di storie, di male e di bene, di terrore e di amore è stato oggetto di un lungo lavoro di analisi e di confronto raccolto in un libro curato da Andrea Ugolini e Francesco Delizia ("Strappati all'oblio" Altalinea edizioni) che oggi è stato presentato al Mibact alla presenza del segretario generale Carla Di Francesco.
    Con un inizio lavori previsto per il 2019, il progetto di recupero punterà a mettere in sicurezza il sito, curando illuminazione e approvvigionamento idrico, sistemando le pavimentazioni. Ma l'intervento più importante è naturalmente quello finalizzato alla conservazione della materia storica, ed è su questo che nel loro lungo lavoro si sono confrontati gli esperti, in primo luogo architetti e restauratori, ma anche storici e funzionari delle istituzioni. Un lavoro a più voci, che allarga il campo della riflessione anche agli altri luoghi della memoria italiani, dalla Risiera di San Sabba a Monte Sole o al campo, a lungo dimenticato, di Ferramonti di Tarsia. E che a 70 anni da quegli orrori, partendo proprio dalla estrema particolarità del contesto di Fossoli, richiama oggi - come sottolinea nel suo intervento l'architetto Ugolini- ad "un'attenzione diversa nei confronti del problema della memoria e delle sue relazioni col contesto".
    Ridotti oggi a ruderi invasi dalla vegetazione, come ricorda nella sua introduzione Carla Di Francesco, i resti di Fossoli hanno urgente bisogno di tutela e di cura, ma anche di un lavoro di valorizzazione che possa aiutare il visitatore a scoprirli e a capirli, senza perdere "nessuno dei momenti significativi della sua singolare anzi unica vicenda". Il come deve ancora essere messo a punto, ma rispetto al passato, suggerisce nel suo intervento l'architetto Delizia, l'orientamento oggi è cambiato: niente ricostruzioni, nemmeno a fini didattici, piuttosto la "salvaguardia dell'integrità fisica attuale dei ruderi delle baracche e del loro contesto paesaggistico preservandone al limite estremo l'autenticità dei valori materiali, quelli culturali, quelli naturali". Suggerimenti importanti per chi concretamente interverrà per salvare e tramandare nel futuro la memoria di quell"unicum prezioso e inscindibile", come qui viene descritto, che fu il Campo di Fossoli.
   

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