• Elisabetta Sgarbi, vi racconto la mia famiglia tra scoperte e capolavori

Elisabetta Sgarbi, vi racconto la mia famiglia tra scoperte e capolavori

Al Castello estense la Collezione Cavallini Sgarbi

 (ANSA) - E' "come il racconto di una vicenda familiare, che si è intrecciata a una serie formidabile di scoperte e di capolavori" la mostra 'La Collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell'Arca a Gaetano Previati. Tesori d'arte per Ferrara' che si apre il 3 febbraio al Castello Estense. Lo dice all'ANSA Elisabetta Sgarbi e "ovviamente la dedica va a Nino e Rina", i suoi genitori. La madre, Caterina "Rina" Cavallini, scomparsa il 3 novembre 2015, è stata con Vittorio Sgarbi l'anima di questa Collezione, e il padre Giuseppe Sgarbi, farmacista e scrittore morto a pochi giorni dall'inaugurazione della mostra, il 23 gennaio, ha dato voce nei suoi libri ai luoghi d'elezione della moglie: Ferrara, il Castello e le Case dell'Ariosto.

 "Avrei voluto che mio padre la vedesse, visto che tanto ne abbiamo parlato. Questo è il mio rimpianto più grande" dice della mostra Elisabetta Sgarbi, direttore generale ed editoriale de La Nave di Teseo, che ha fortemente voluto questa esposizione, sostenuta con la sua Fondazione in collaborazione con il Comune di Ferrara e sotto il patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Emilia-Romagna. "Mio padre aveva un distacco ironico meraviglioso: quando a dicembre abbiamo cominciato ad annunciare la mostra, mi ha guardato interrogativo come per dirmi: ma non è a febbraio la mostra? Non è un po' presto? E poi quando mi vedeva freneticamente al telefono per questioni organizzative, per lo più a tavola, a qualsiasi ora, mi guardava con un certo compatimento. In generale lui avrebbe preferito una vita più tranquilla, ma amava mia madre e la sua follia, trasmessa a noi figli" spiega la Sgarbi.

 Le 130 opere esposte, tra dipinti e sculture, dall'inizio del Quattrocento alla metà del Novecento, sono state raccolte in circa 40 anni di collezionismo appassionato da Vittorio Sgarbi con la madre Rina. "Sono sempre stata curiosa ma distante rispetto all'impresa culturale di mio fratello, che in quarant'anni ha costruito una collezione unica per profondità e estensione. Alla scomparsa di nostra madre, che tanta parte ha avuto nell'avventura di mio fratello, mi sono impegnata a ricucire il rapporto con Ferrara.

Con la mia Fondazione in un dialogo con il Comune di Ferrara, abbiamo portato la collezione al Castello" racconta Elisabetta Sgarbi. Preceduta dal restauro delle Case dell'Ariosto, le Case Cavallini Sgarbi, in via Giuoco del Pallone 31, dove venne composta la prima edizione dell'Orlando Furioso e dove visse la Rina, la mostra, promossa con la Fondazione Cavallini Sgarbi, racconta il forte legame con questi luoghi. Tra le opere, il San Domenico in terracotta modellato nel 1474 da Niccolò dell'Arca, che apre l'esposizione a cura di Pietro Di Natale, i capitelli con sibille eseguiti nel 1484 dallo scultore ticinese Domenico Gagini. Un grande focus sulla scuola ferrarese a cui si affiancano autori rari come Liberale da Verona e Antonio da Crevalcore, fino agli inizi del XVII secolo con i dipinti di Sebastiano Filippi detto il Bastianino e Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino. E poi i capolavori della pittura italiana del Seicento tra cui la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, la Maddalena assistita dagli angeli del Morazzone, il Ritratto di Francesco Righetti del Guercino e una straordinaria galleria di ritratti da Lorenzo Lotto a Francesco Hayez. Anche una selezione dei dipinti "da stanza" di tema sacro, allegorico e mitologico del Sei e Settecento. Tra le opere a cui è più legata Elisabetta Sgarbi quelle di "Artemisia Gentileschi, Morazzone, Nicolò dell'Arca, Guercino, i due Lotto, Jacopo da Valenza. Ma sono tutti capolavori, difficile scegliere" dice la Sgarbi che si augura che questo straordinario percorso racconti "l'impresa di un collezionista che si è fatta patrimonio di una fondazione, e quindi di una città, e di una civiltà, la nostra, povera di consapevolezza".

Dopo il Castello Estense, le opere si sposteranno. "Sono in continuo movimento. Il Lotto, ad esempio, andrà al Prado" spiega Elisabetta Sgarbi che pubblicherà il catalogo per La Nave di Teseo. "La mia Fondazione - dice - ha sostenuto le spese generali ma La Nave di Teseo non poteva mancare all'appuntamento con questa mia avventura personale così intensa. E' un catalogo straordinario, peraltro, composto da Luigi Cerri con Andrea Puppa". (ANSA).
   

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