Jerry Lewis, il Picchiatello compie 90 anni

Una vita tra risate e sofferenze per il comico che festeggerà gli anni il 16 marzo

Una retrospettiva al MoMa di New York - che ha aperto i battenti il primo marzo - e una reunion con Martin Scorsese al Museum the Moving Image. New York celebra così il novantesimo compleanno di un suo illustre concittadino, uno dei comici più rivoluzionari del dopoguerra: Jerry Lewis. (SCHEDA ANSA CINEMA) Lewis nacque il 16 marzo del 1926 a Newark, periferia delle Grande Mela da genitori attori di vaudeville, russi di origine ebraica, radici che gli fecero abbandonare presto la scuola, quando fu espulso dal collegio dove era iscritto per aver picchiato un insegnante che parlava male degli ebrei. Erano gli anni che precedevano la Seconda Guerra Mondiale, che evitò grazie ad un'otite che gli aveva perforato il timpano.

Fu uno dei tanti lavoretti occasionali di quegli anni a lanciarlo nel mondo dello spettacolo. Iniziò come maschera in un cinema-teatro di Brooklyn e i suoi brevi sketch fra il primo e secondo tempo furono subito notati. La sua prima tournée risale al 1944 e due anni dopo nasce il sodalizio con Dino Crocetti, italo-americano che prenderà il nome artistico di Dean Martin. Il successo del duo fu immediato, da una parte il fascino di Martin, dall'altra la comicità sgraziata di Lewis. Insieme girarono 16 film fra i quali Attente ai marinai! (1952), Morti di paura (1953), Il nipote picchiatello (1955), Artisti e modelle (1955) e Hollywood o morte! (1956). Fu proprio nel 1956 che il sodalizio si ruppe e dopo un periodo meno brillante, per Lewis iniziò la carriera di 'total-filmaker': risale al 1960 il suo primo film da attore e regista, Un ragazzo tutto fare.

Poi vennero L'idolo delle donne e Il mattatore di Hollywood (entrambi del 1961), Jerry 8 (1964) e il suo acclamato capolavoro, Le folli notti del dottor Jerryll (1963). Inventò anche una tecnica di lavoro sul set. Dal momento che quasi tutti i suoi sketch erano improvvisati, Lewis-regista aveva bisogno di controllare immediatamente il lavoro fatto. Fu lui dunque a portare sul set la tecnica del video assist, che utilizzava monitor per vedere il girato in tempo reale. La tecnica è ancora oggi abitualmente usata sul set. Osannato nei Cahiers du Cinéma dalla critica francese, Lewis nel 1970 diresse Scusi, dov'è il fronte?, che ottenne un clamoroso successo in Francia, ma che venne snobbato in patria, determinandone la parabola discendente. Oggi Jerry Lewis è un arzillo vecchietto che non si lascia fermare da malattie importanti.

 

Ha subito l'impianto di quattro bypass coronarici ed è stato operato di cancro alla prostata. Soffre anche di diabete e fibrosi polmonare ma a Las Vegas, dove vive con la seconda moglie, tiene ancora spettacoli dal vivo e seminari sul buonumore. Vincitore di Golden Globe, Bafta e del Leone d'oro alla carriera a Venezia, nel 1999, Lewis nel 2009 ha ottenuto dall'Academy il Jean Hersholt Humanitarian Award ma mai nessun Oscar per i suoi film. Numerose sono state anche le polemiche che lo hanno riguardato. Criticato dalle associazioni dei disabili per le sue parodie nei confronti degli affetti da distrofia muscolare, fece anche scalpore in televisione per i suoi epiteti contro i gay. Una volta si scagliò anche contro le donne comiche che - disse - lui vedeva solo come "macchine sforna bambini".

Subì anche una denuncia per porto abusivo d'armi, nel 2008 all'aeroporto di Las Vegas. Aveva con sè una pistola che sostenne essere un regalo di un fan. Non tutti ridono alle battute di Lewis, ma la migliore recensione del lavoro del comico newyorkese è stata scritta dal collega Dice Clay: "Non è il ridere il punto. Il punto è la commedia". Per apprezzare Jerry Lewis occorre prenderne il bello e il brutto e apprezzarne il brutto - le battute al limite dell'offensivo e i suoi modi sgraziati e qualche volta irritanti - esattamente come la più sincera delle risate che ci ha regalato. 

Il Picchiatello, come lo chiamavano in Italia, urla, schiamazza con voce infantile, storce gli occhi, muove il corpo dinoccolato come un ossesso: la sua comicita' e' immediata e istintiva, ma i francesi, nell' indifferenza della critica americana, lo prendono sul serio. Riviste sofisticate come i 'Cahiers du cinema' e 'Positif' sentenziano che i suoi film rivelano qualcosa di profondo sulla societa' americana che gli stessi americani non riescono a capire. ''E' stato piu' innovativo di Chaplin e di Keaton'' decreta Jen-Luc Godard.  Ma lui dice di collocarsi molto piu' in basso del regista di 'Luci della citta', per lui Charlie Chaplin e' ''una parola magica'', il piu' grande comico di tutti i tempi insieme a Stan Laurel. E tra i migliori comici degli ultimi anni mette anche Roberto Benigni, Jim Carrey e Robin Williams.

Nel '57 Jerry rompe il sodalizio con Dean Martin e comincia a prendere le cose piu' sul serio, si dirige e si produce da solo. Arrivano titoli come 'Il mattatore di Hollywood', 'Tre sul divano', 'Bentornato picchiatello'. Di Martin conserva pero' un ottimo ricordo: ''era bello, forte, un uomo meraviglioso e pieno di sentimento.

La nostra e' stata una vera storia d' amore, di grande amore''. Non esita invece a sparare su Frank Sinatra: ''fece il corriera della mafia e una volta per poco non fu pizzicato con una valigia piena di dollari'', rivela in un'
intervista concessa solo un anno fa.
La salute continua a fargli brutti scherzi: i medici lo tirano fuori per i capelli da una profonda crisi di nervi e da una seria dipendenza da steroidi, arriva a pesare 120 chili, si rinchiude in clinica e dimagrisce, raccoglie soldi per la lotta alla distrofia muscolare, viene colpito da una meningite virale, il dolore lo porta sull' orlo del suicidio ma trova un rimedio e si dedica a promuovere la campagna internazionale 'Dolore' No grazie'.

Nell' '83 Martin Scorsese ha un' idea geniale: riportarlo sugli schermi facendogli interpretare se stesso ma dipingendolo come una persona estremamente sgradevole, burbera e antipatica ('Re per una notte'). Lui ci riesce benissimo e confessa: ''questo film e' molto vicino alla realta'''.

 

Nel '99 la mostra del cinema di Venezia gli assegna il leone d' oro alla carriera: ''dentro di me - dice in quell' occasione - c' e' un bambino di nove anni, faccio ridere e non me ne vergogno. Poi ridivento adulto e passo a ritirare i soldi''.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA