Vigas, la mia storia gay e di solitudine

In sala dal 21 il Leone d'oro Ti guardo, tra Pasolini e Bresson

   'Ti guardo' di Lorenzo Vigas, vicenda di anaffettività e solitudine a sfondo omosessuale, Leone d'oro a Venezia, uscirà in Italia con Cinema in circa 50 copie il 21 gennaio ("è il primo paese in cui esce", spiega il regista oggi a Roma), mentre in Venezuela, patria del regista e luogo in cui è ambientato il film, sarà in sala solo ad aprile e "probabilmente non senza polemiche - dice Vigas - vista la forte omofobia del mio paese". Nel frattempo il regista sta lavorando a un nuovo film, 'The box', che chiude una trilogia dedicata alla paternità. Ambientato a Caracas, il film segue la vita di Armando (il grandissimo Alfredo Castro), uomo meticoloso, dalla casa bigia, che vive solo, diviso tra lavoro, statuette di ceramica e la sua omosessualità. Sua passione i ragazzi di strada. Li adesca e si accontenta poi solo di vederli spogliare. Ovviamente in cambio di soldi. Ma quando incontra Elder (Luis Silva), adolescente violento e pieno di fascino, le cose per lui cambiano. Dopo gli iniziali scontri con il ragazzo che lo picchia e lo deruba al primo incontro, Armando fa come famiglia con lui, gli fa da padre. Ma dietro la vita di entrambi ci sono segreti che devono inevitabilmente esplodere.
    Il regista, che prima aveva girato solo un corto, 'Los elefantes nunca olvidan', per questo suo primo film ha avuto l'appoggio di Guillermo Arriaga che figura anche tra i produttori.
    Tra le sue fonti di ispirazione c'è sicuramente "Pasolini, specie per le tematiche, ma per quanto riguarda la forma ho pensato di più a Bresson" dice Vigas. Il film, girato a Caracas, "è tutto basato sulla figura di Armando e sulla sua incapacità di avere empatia con gli altri, ma racconta anche di una società in cui le madri dei ragazzi li preferiscono assassini piuttosto che gay".
    Nel caso di Silva, "è un ragazzo che viene da un quartiere pericolosissimo e ha avuto, tra l'altro, il padre ucciso. L'ho scelto sia per la sua ambizione di fare l'attore, sia per la sua natura animalesca. Va detto che del suo ruolo gli ho parlato un poco alla volta e solo alla fine gli ho detto che avrebbe dovuto girare scene omosessuali, per lui difficilissime da concepire".
    Parlando infine della sua ossessione della paternità, sottolinea Vigas, "non so perché. Sono le ossessioni che scelgono te e non il contrario. Io con mio padre, che era un grande pittore venezuelano al pari di Lucio Fontana e Burri, ho avuto un rapporto del tutto normale, anche affettuoso. Dunque in questo senso non c'è nulla di personale".
    La società in Venezuela? ''E' un paese che soffre ormai di una gravissima crisi di comunicazione tra governo e popolo - conclude - e anche tra le stesse classi sociali". (ANSA).
   

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