Andrea Camilleri, Orazio Costa il mio unico maestro

Il padre di Montalbano parla a 90 anni dei suoi insegnanti

   "Il mio unico vero maestro è stato Orazio Costa" ha raccontato Andrea Camilleri in uno degli appuntamenti più attesi della Festa del Libro e della Lettura, Libri Come.
    "Non riuscii mai a dargli del tu, non mi sentivo all'altezza, e questo significa riconoscere un maestro: avere coscienza che non riuscirai mai ad arrivare al suo stesso livello di conoscenza, esperienze, sensibilità" ha spiegato lo scrittore che a novant'anni ha mostrato di avere una memoria di ferro nel ricordare molti episodi della sua vita e un grande senso dell'ironia, anche quando si è tolto gli occhiali e ha commentato: "tanto è lo stesso" a proposito dei suoi problemi di vista. Nella lunga conversazione non è mancata una frecciatina alla riforma della scuola appena approvata in Consiglio dei Ministri: "E' sbagliato dare tutto questo potere ai presidi perché ce ne sono di bravi e meno bravi. Del resto si è scoperto che anche tra i premi Nobel ci sono degli imbecilli" ha sottolineato lo scrittore che ha salutato con "piacere il ritorno della storia dell'arte che era stata dimezzata. Ma vi pare possibile in un Paese come l'Italia?". E della riforma ha aggiunto: "per favore chiamiamola aggiustamento".
    Camilleri, di cui è appena arrivato in libreria per Sellerio 'Il quadro delle meraviglie' di scritti per teatro, radio, musica e cinema, ricordando Costa ha raccontato anche un loro suggestivo incrocio di sogni e poi ha detto che "il suo insegnamento è stato, fino all'ultimo, l'aver scelto me come suo successore all'Accademia perché ero il meno fedele dei suoi allievi". "Se dovessi scegliere ora io qualcuno come successore non prenderei certo il più supinamente fedele: cercherei - ha continuato - di avere qualcuno che mi superasse, che andasse, con un estro che io non ho, più in là di me, che avesse idee diverse da me, che nascessero dallo stesso ceppo come nasce un albero ma diversificandosi".
    E poi il padre del Commissario Montalbano ha raccontato, fra gli applausi: "la vera figura di maestro per Montalbano e per me è chi insegna senza avere l'aria di insegnare".
    Tanti gli aneddoti, fra cui quello del professore di italiano al liceo, Emanuele Cassesa: "Era all'epoca un quarantenne un po' dissoluto, nel senso che era giocatore d'azzardo spaventoso noto in tutta la provincia, passava le notti insonni in bische clandestine col rischio di arresto perché il gioco d'azzardo era proibito, per cui certe mattine entrava in classe e diceva 'per carità, dieci minuti di sonno, chiudete le finestre, fate quel mezzo casino che fate di solito quando ci sono io sennò il bidello si insospettisce e fa la spia. Fra un quarto d'ora svegliatemi e lei Camilleri regoli il casino' e bum, crollava.
    Poi si svegliava e iniziava a leggere e interpretare Dante, appassionandoci in un modo semplicissimo come se fosse raccontata da un contadino". E, se "come padre sono stato in grado di spiegare ai compagni di scuola delle mie figlie alcuni passaggi danteschi, lo devo - ha detto Camilleri, - a lui".
    (ANSA).
   

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