Lo spettacolo del Gran Circo Catania

Mostri e meraviglie sotto il tendone di una città che stupisce

 GIUSEPPE LAZZARO DANZUSO, GRAN CIRCO CATANIA. GUIDA IMPROBABILE A UNA CITTA' INCREDIBILE (Carthago, pp.198, 15 euro). Si ride e si piange, si sogna e si muore a Catania: qui, all'ombra del temibile Etna, sotto il tendone della città, ogni giorno va in scena lo spettacolo umano descritto da Giuseppe Lazzaro Danzuso nel suo ''Gran Circo Catania'', pubblicato dalla casa editrice Carthago. Una sorta di vademecum, o meglio una ''guida improbabile a una città incredibile'', come recita il sottotitolo: e non a torto, visto che l'autore, seguendo le suggestioni ancestrali dei suoi sensi, ha ''visto, udito, odorato, toccato, gustato'' gli input di fantasia e realtà che Catania sa regalare a chi la osserva con gli occhi e con il cuore. Il risultato è un libro personalissimo eppure emblema di una memoria collettiva molto presente in città, un affresco che, attingendo a piene mani dalle tradizioni secolari di Catania e della Sicilia, riesce a scorgerne i tratti più veri e attuali, quelli della cronaca di tutti i giorni. E mentre si scorrono le pagine ci si accorge che il libro non è una semplice raccolta di racconti, ma una serie di piccole istantanee fatte di parole. Come in una carrellata di immagini, le parole, tra lingua italiana e veraci espressioni in dialetto siciliano, evocano visivamente eventi e storie, aneddoti e folklore, suggerendo al lettore volti e sguardi di ''clown, freaks, acrobati, domatori e giocolieri della porta accanto'', tutti personaggi indimenticabili figli di una terra dal sapore antico in cui la commedia si mescola alla tragedia. Non sorprende che questo caleidoscopico Gran Circo abbia ispirato gli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Catania nella realizzazione di opere figurative, tele che sono state riunite in una mostra a Palazzo Platamone aperta fino al 6 gennaio. E, proprio come si evince chiaramente dai quadri altrettanto suggestivi, l'autore ha il merito di costruire nel libro il ritratto vivo e palpitante di una città che non riesce a non stupire, perché la meraviglia è nel suo dna. Come se fosse un corpo di madre, la Catania descritta dall' autore ha infatti ''partorito'' i suoi figli-cittadini, quella ''povera, meravigliosa gente'' che da lei ha ereditato proprio il carattere circense: giocoso e poetico, ma sempre venato di malinconia. Un carattere che sa rendere teatrale ogni cosa, nel bene e nel male, che mescola la credenza popolare, misto di religione e superstizione, all'arte pragmatica di arrangiarsi e che venera, pur avendone timore, i ritmi del mare, il respiro del vulcano, la calda onnipresenza del sole. Che sia stato l'amore viscerale per Catania ad aver guidato Danzuso è evidente, e non soltanto nella selezione degli episodi narrati e nello stile di scrittura capace di mescolare aspetti antropologici a quelli mitologici. Lo è infatti anche nella scelta di devolvere il ricavato del libro alla ''Librineria'', la prima biblioteca sociale di Librino, un luogo di cultura e di impegno nato in uno dei quartieri più difficili di Catania.

   

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