Ballarò e diMartedì, partita la sfida Giannini-Floris

Benigni contro Crozza. Prodi il protagonista del primo faccia a faccia della nuova edizione di Ballarò. Scalfari e Pietro Grasso a diMartedì

LA PRIMA PUNTATA

Ballarò vince la sfida del martedì sera tra talk show. Il programma di Rai 3 condotto da Massimo Giannini ha totalizzato 2 milioni 503 mila spettatori con l'11,76% di share. Per diMartedì condotto su La 7 da Giovanni Floris 755 mila spettatori e il 3.47% di share.

Da un lato un nuovo conduttore, dall'altro una nuova scenografia. Eppure, a larghi tratti, sembrava di vedere due Ballarò, in versione lunga. E' partita la sfida del martedì sera tra Massimo Giannini e Giovanni Floris. Il primo eredita lo studio del predecessore, l'altro mantiene il suo stile, i suoi compagni d'avventura, da Maurizio Crozza a Nando Pagnoncelli, e l'immancabile 'Ale!' finale. La par condicio - nonostante gli annunci della vigilia - per il momento l'hanno rispettata entrambi.

Giannini parte prima e si gioca subito le carte, con una scelta discutibile in ottica share: breve editoriale in apertura, ringraziamenti all'amico-rivale per quanto fatto in 12 anni a Ballarò, e poi, dopo la sigla con l'arrangiamento rock di Ivano Fossati, l'intervista a Roberto Benigni. Un'intervista che va via con qualche battuta, ma senza acuti, se si esclude l'invito finale agli italiani: "ricordatevi del futuro". Giannini è alla prima esperienza da conduttore e si vede: balla un po' troppo davanti allo schermo e appare un po' formale con il comico toscano (fargli da spalla è certo compito più adatto a un conduttore di varietà che a un giornalista economico).

Da lì in poi c'è tanto talk, se si escludono le novità del collegamento in esterna da una cava di Massa Carrara, dell'appuntamento con la 'password' di Ilvo Diamanti, dei cartelli della sondaggista Alessandra Ghisleri e della fiction 'Il candidato' in chiusura (per la prima puntata solo il trailer). Una scrivania in più rispetto al passato, ma le stesse poltrone di cartone e il pubblico alle spalle degli ospiti. Accanto al sottosegretario Graziano Delrio, un osso duro per i conduttori come Renato Brunetta che attacca in più occasioni: "Non è cambiato nulla... è uno studio di sinistra... lei è peggio di Floris". Giannini incassa e prova a gestire il traffico, ma quel "rumore bianco" del chiacchiericcio della politica, che aveva promesso di zittire, a tratti si fa sentire.

Per Floris partenza un po' ritardata rispetto al rivale, dopo una puntata in replica di Otto e mezzo che potrebbe ridurre il traino al programma. Grafica nuova tra lampadine, uccellini, piccoli pianeti, macchinine disegnate tra il rosso e il nero. Studio nuovo, con i palchetti a circondare la platea che ricordano un po' Servizio Pubblico di Michele Santoro. Lo stile del conduttore, però, è sempre quello: ritmi veloci e tanti sorrisi. Molto spazio, rispetto al passato, ai faccia a faccia: uno doppio con monsignor Nunzio Galantino e Pietro Grasso, l'altro con Eugenio Scalfari nel finale (con qualche problema di audio).

Gli ascolti della striscia quotidiana diaciannovEquaranta per il momento non sono brillanti, Floris spera che diMartedì abbia un'altra partenza. Una mano può dargliela senz'altro Maurizio Crozza, che prima interpreta Renzi ("Tu sei la prova vivente che io mantengo le mie promesse. Io ti ho fatto fuori dalla Rai in venti minuti, altro che mille giorni!"), poi si diverte a sbeffeggiare il conduttore: "E' bello che sei a La7. A La7 mancavano i talk show, tu hai riempito questo vuoto. E poi diMartedì è un nome geniale. Floris, ma come l'hai chiamato tuo figlio? Quellonatoamarzo?".

BENIGNI AGLI ITALIANI, RICORDATEVI DEL FUTURO 

"Sono un grandissimo fan di Ballarò, da quando lo presenta Giannini non ho perso una puntata". E' la battuta con cui Roberto Benigni ha accolto il nuovo conduttore di Ballarò Massimo Giannini, nell'intervista concessa per la prima puntata del talk di Rai3. Da Renzi a Berlusconi, da Draghi al Patto del Nazareno, Benigni non ha risparmiato battute, ma ha voluto chiudere il suo intervento con un messaggio agli italiani: "Sto dicendo una cosa con il cuore, con i sette cuori che ho adesso. Ci sono persone che non vedono nulla davanti e si ricordano solo del passato. Invece c'è un futuro meraviglioso da costruire insieme. Ognuno facendo la sua parte. Ricordatevi del futuro, è questa la frase con cui saluto gli italiani".

"L'Italia del 2020? La vedo come un paese felice, dove la gente lavora. Un paese pulito e rispettoso della natura... E questa è la Svizzera - ha scherzato -. L'Italia, invece, la vedo ancora meglio. Se noi italiani riprendiamo la nostra natura, quella imprevedibile e generosa, siamo imbattibili. Se costruiamo qualcosa insieme, siamo capaci di subire tutte le regole dell'Europa e del governo. Se vediamo la luce in fondo al tunnel..."

Camicia bianca, in una location esterna, il premio Oscar ha preso anche di mira il premier: "Bisogna dare fiducia a Renzi. Uno che è riuscito a far vincere il Pd è capace di cose incredibili. Bisogna dargli fiducia per forza". "Fa tante promesse, ma ora si è calmato - ha detto ancora -. Prima faceva una riforma al mese. Ora ci sono i mille giorni. Lui spera che ce ne scordiamo, ma io ti seguo giorno per giorno... Gli 80 euro sono stati un colpo bellissimo. Ha detto che sarebbero rimasti in busta paga e ha mantenuto la promessa. Sono rimasti solo quelli però, non c'è niente nient'altro perché non c'è lavoro, ma gli 80 euro sì, rimangono". Benigni ha anche voluto salutare Romano Prodi (ospite in studio) e "i suoi 101 ospiti", riferendosi ai franchi tiratori nell'elezione del presidente della Repubblica.

Poi ancora battute sul Pd (Mi chiede se il Pd esiste? Ma certo! E' l'unico che fa opposizione a Renzi), Mario Draghi, le ministre in carica ("Una ministra in topless non si vedeva dai tempi di Spadolini"), le banche ("Sono in crisi, non riescono ad arrivare alla fine del mese") e le indagini in Emilia Romagna ("Quella dell'Emilia è una sciocchezza rispetto al Piemonte, all'Expo, al Mose. Tutto al nord. Bisogna stare attenti che la malavita non scenda al sud, è una cosa pericolosa". "Sono europeista da prima di Carlo Magno - ha affermato Benigni -, ma l'euro è una moneta senza stato. Ci sono 28 paesi ognuno con un suo punto di vista. Di peggio c'è solo la sede del Pd. Se ognuno si libera dalle sue piccole cose e cede sovranità riusciamo a farla questa Europa. Non è uno scambio di regole ma di sogni. E questa è l'unica cosa che ci garantisce la pace".

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