Martelli: il socialismo di Craxi attuale e necessario

Ex numero 2, non capì l'effetto caduta del Muro che mise in gioco Pds

Bettino Craxi "non ha mai smesso di considerare le cose da una prospettiva di sinistra, guardando alla parte più bassa della società. Ha sempre sposato un punto di vista che non era quello dell'establishment". Claudio Martelli a 20 anni dalla morte fa un ritratto che può suonare sorprendente di chi fu presidente del Consiglio - il primo socialista - decisionista e accesamente anticomunista. L'attualità di Craxi, secondo l'allora numero due del Psi, è in una sorta di sovranismo ante-litteram, ben diverso però dall'attuale. "Che non ci siano più frontiere la considerava un'avventura pericolosa, perché l'ordine del mondo si fonda sulle nazioni, ripeteva - dice Martelli all'ANSA -. L'idea di affidare tutto a delle tecnocrazie gli ripugnava".

E non solo. "Il socialismo liberale pensa che il meccanismo di sviluppo capitalistico va conservato, ma corretto a favore dei lavoratori - dice il ministro della Giustizia e vicepremier a cavallo tra gli anni '80 e '90 -, non più sfrenato, selvaggio e distruttivo come nella fase nascente". "Questo socialismo manca nella politica italiana - aggiunge Martelli, 76 anni - e anche per questo l'Italia è diventata la culla dei populismi e dei sovranismi, in reazione agli eccessi dell'establishment. Secondo Craxi il mercato unico europeo e le regole di Maastricht dovevano essere accompagnati da misure di eguaglianza, a tutela del mondo del lavoro e dell'intera società". La memoria, in vista del ventennale della fine in Tunisia nel 2000, fa i conti con il macigno delle due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito dei partiti (per quest'ultimo reato anche Martelli ha avuto 8 mesi). L''esilio politico' era considerato dalla giustizia e da buona parte dell'opinione pubblica la latitanza di un leader, fino ad allora molto potente, che si era sottratto ai processi.

"La Corte dei diritti umani Ue ha bocciato due condanne per mancato rispetto del diritto alla difesa - ribatte Martelli - e per violazione della privacy con intercettazioni e perquisizioni non autorizzate. Gran parte di Mani Pulite oggi andrebbe censurata". "L'ascesa di Craxi è stata accompagnata quasi subito da una massacrante campagna di denigrazione - sostiene Martelli -. Diventa Craxi-Mussolini con il fez e gli stivaloni nelle vignette di Forattini, che poi forse si è pentito". Erano gli anni di 'Bottino Craxi' e di titoli del settimanale satirico Cuore come 'Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti'. Ma lo stesso ministro Psi Rino Formica parlò di "nani e ballerine" che si affollavano nel partito più glamour, con la 'Milano da bere'.

"Tutti i partiti si sono finanziati illegalmente - ricorda Martelli -: chi dall'Urss, chi con la Cia, chi con le strutture anche ecclesiastiche e c'è chi si è dovuto arrangiare come i socialisti, rischiando di più. Craxi ha avuto un trattamento speciale non perché fosse più corrotto, ma perché era divenuto il perno del sistema politico". Inoltre "il Pci, ormai Pds, calcolò suo interesse spazzare via i socialisti per occuparne il posto - aggiunge -. D'Alema lo ha detto con una schietta brutalità: 'Dovevamo diventare noi il partito socialista in Italia'. Il modo per farlo è stata la persecuzione giudiziaria". Per Martelli, un ruolo lo avrebbero giocato settori di apparati Usa, che non perdonarono a Craxi la fermezza di Sigonella. Craxi ha però commesso errori. "Il principale, tornare dopo l'esperienza di governo a fare il segretario di partito - spiega Martelli -. Non ne aveva voglia e non se ne occupò bene. Altro errore, non capire le conseguenze del crollo del Muro di Berlino. Pensò che era finito il comunismo, non vide le conseguenze per l'Italia, dove veniva meno la preclusione del passato per il Pci divenuto Pds. E si ostinò in un'alleanza logora con la Democrazia cristiana, perché logora era la Dc".

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