Consulta, permessi anche ai mafiosi all'ergastolo ostativo

Benefici concessi anche se non collaborano, ma se recidono legami. Allarme dei Pm

Anche i mafiosi all'ergastolo potranno accedere ai permessi premio, pure se non collaborano con la giustizia, ma a condizione che sia provato che abbiano reciso i loro legami con la criminalità organizzata e purché sia dimostrata la loro partecipazione al percorso rieducativo. La loro pericolosità non sarà più presunta dalla legge, ma andrà verificata, caso per caso, dai magistrati di sorveglianza, come avviene per tutti gli altri detenuti. Dopo la Corte europea dei diritti dell'Uomo anche la Corte costituzionale dà una spallata all'ergastolo "ostativo", quello che impedisce la concessione di benefici a mafiosi - ma anche ai terroristi e ai responsabili di altri gravi reati - se non fanno i nomi dei loro sodali, introdotto all'indomani della strage di Capaci, proprio per indurre boss e gregari a collaborare con lo Stato. Una pronuncia di grande impatto, perché non riguarda solo i 1.250 condannati all'ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione.  Sulle conseguenze della sentenza sono al lavoro gli uffici del ministero della Giustizia.

Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede: "La questione ha la massima priorità". 

Il segretario della Lega,  Salvini: la sentenza sui permessi premio agli ergastolani  'è devastante e cercheremo di smontarla con ogni mezzo legalmente possibile'. 'Mi permetto di aggiungere - dice ancora il leader della Lega - che è una sentenza diseducativa e disgustosa'.

Per l'associazione 'Nessuno tocchi Caino' la decisione della Corte Costituzionale "apre una breccia nel muro di cinta del fine pena mai".

Per il presidente dell'Unione camere penali, Caiazza: la sentenza è 'una spallata all'ergastolo ostativo, una decisione che cancella un principio orrendo, quello del carcere senza nessuna speranza. E non intacca in nessun modo la nostra sicurezza, il diritto dei cittadini ad essere protetti dalla criminalità pericolosa'.

Sebastiano Ardita, a lungo magistrato antimafia: dopo la sentenza della Consulta 'sta al Parlamento mantenere fermo il sistema della prevenzione antimafia e fare la propria parte per impedire che quella che dovrebbe essere una eccezione diventi una regola che va a beneficio di personaggi capaci di riorganizzare Cosa nostra e non rivolta a chi - in base a prove certe - sta fuori dalla organizzazione. Dovremo aspettarci una prevedibile pressione delle organizzazioni mafiose sulla Magistratura di sorveglianza'

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