Scuola digitale, la tecnologia c'è ma è superata

Solo 1 studente su 10 ha un dispositivo personale per studiare in maniera interattiva

"C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”, così descriveva l'avanzamento tecnico-industriale Henry Ford nel secolo scorso. Una citazione attuale ancora oggi, applicabile persino nelle aule scolastiche. Siamo sicuri che nella scuola italiana di oggi ci sia stato un vero progresso? Una domanda che torna periodicamente. Ebbene, stando alle parole del padre della Ford, decisamente no. Nelle aule degli alunni d’Italia la tecnologia latita, perlomeno quella di ultima generazione. A confermarlo sono i dati dell’annuale Osservatorio sulla Scuola Digitale di Skuola.net, costruito grazie al contributo degli oltre 7.000 studenti - di scuole medie e superiori - intervistati dal portale tramite una web survey.

È da qualche anno che la scuola italiana mostra segnali, seppur timidi, di crescita nell’ambito ‘infrastrutture tecnologiche’. Il problema, semmai, è che le strumentazioni installate oggi nascono già datate. L’apparecchiatura attualmente più diffusa, infatti, è la LIM - la Lavagna Interattiva Multimediale - che da poco tempo è praticamente onnipresente nelle aule (ne ha una l’88% degli studenti). Lavagna che però in molte parti d’Europa è già stata superata dalla rivoluzione introdotta dai più pratici e moderni pc o tablet, uno per studente, che permettono una didattica molto più interattiva e partecipata.

Un passo ulteriore che in tutta l’Italia (o quasi) la scuola non è stata in grado di fare. Se è vero che, in quasi 9 casi su 10, gli studenti raccontano di altri sistemi per tentare di rendere quanto più digitali le lezioni. Solo il 12% dei ragazzi, infatti, può sfruttare un dispositivo personale: all’8% gliel’ha fornito gratuitamente la scuola, il 4% lo ha avuto in comodato pagando un piccolo contributo. Forse proprio per questo il freno a mano è stato tirato anche per quanto riguarda i libri di testo: nel 77% dei casi le scuole sono ferme esclusivamente ai classici libri cartacei, ripudiando i più leggeri e maneggevoli e-book. Appena 1 su 10 – ancora una volta – ormai studia solo su testi digitali.

Dal sondaggio, però, emerge anche un’altra difficoltà: laddove le (poche) infrastrutture tecnologiche sono arrivate, non tutti riescono a impiegarle nella didattica di ogni giorno. Ad esempio, il 35% degli studenti dichiara di avere un’aula computer nella propria scuola, ma di non utilizzarla mai, il 6% non usa la LIM anche se è disponibile, mentre il 45% dei ragazzi non può usare il telefono come supporto e integrazione per le spiegazioni dei docenti e il 10% (percentuale che sale al 15% se si considerano solo gli studenti del Mezzogiorno) non ha mai assistito a una lezione svolta col supporto di materiale multimediale. Carenze dovute anche, presumibilmente, alla mancanza di connessione, sia Wi-Fi che via cavo LAN; una situazione che si verifica nel 34% dei casi.

Dati molto allarmanti soprattutto se contestualizzati con l’identikit dei ragazzi che frequentano le scuole oggi, ovvero la cosiddetta Generazione Z. Studenti nati nell’era digitale, con le conoscenze su pc e smartphone impresse nel DNA. Nozioni raramente sfruttate nel migliore dei modi dagli insegnanti e dai presidi, basti pensare che circa la metà degli intervistati (il 47%) non ha imparato quasi nulla di tutto ciò che sa delle nuove tecnologie grazie alla scuola. Questo anche perché in 2 casi su 3 la scuola non si è mai preoccupata di organizzare corsi specifici, volti a migliorare le conoscenze degli studenti su, ad esempio, coding, programmi, sistemi operativi e stampanti 3D. Né tantomeno sulla sicurezza e il comportamento adeguato da tenere online, visto che il 40% (48% al Sud), non ha mai avuto l’opportunità di seguire a scuola lezioni contro i rischi della Rete.

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