Bufera procure: Csm sospende Palamara, persa credibilità

Ha tenuto comportamenti così gravi da "compromettere" la sua "credibilità", anche sotto il profilo dell'imparzialità e dell'equilibrio". E' per questo che la Sezione disciplinare del Csm ha deciso di sospendere dalle funzioni e dallo stipendio e di collocare fuori ruolo il pm romano Luca Palamara, indagato a Perugia per corruzione. Una misura drastica che serve a impedirgli - come spiega l'ordinanza - di "esercitare in qualunque sede" la sua attività di magistrato. Lui - che resta deciso a difendersi sino in fondo - e i suoi legali, hanno già annunciato il ricorso alle Sezioni Unite civili della Cassazione. Sinchè il provvedimento resterà in piedi gli sarà corrisposto un assegno alimentare.

A costare caro a Palamara sono stati ancora una volta i suoi rapporti con l'imprenditore e amico Fabrizio Centofanti, a cui avrebbe messo a disposizione le sue funzioni di magistrato in cambio di viaggi e regali, secondo l' accusa dei pm di Perugia. Il Csm ha ricevuto le carte dell'inchiesta penale e nota che le intercettazioni dei loro colloqui accreditano "l'esistenza di un costante e consolidato rapporto", segnato dalle "utilità" erogate da Centofanti a Palamara, e fanno persino "supporre che (oltre a quelle documentate) ve ne siano state di ulteriori e non accertate". Ma un peso importante nella decisione del Csm lo ha avuto quello che la Sezione disciplinare definisce "il risiko giudiziario" che Palamara avrebbe messo a punto per "interessi personali", come quello di "screditare taluni magistrati a vantaggio di altri". E' il riferimento alle cene e agli incontri in cui Palamara discuteva con Luca Lotti (imputato nella capitale nel processo Consip), Cosimo Ferri e cinque consiglieri di Palazzo dei marescialli (quattro si sono dimessi, il quinto, Paolo Criscuoli, è ancora autosospeso) della nomina del successore di Giuseppe Pignatone alla procura di Roma e del vertice di altre procure compresa quella di Perugia da cui sapeva di essere indagato. Lui si è difeso dicendo che in quegli incontri non c'era nulla di male, erano solo "momenti di libera espressione di idee e opinioni".

Ma per la Sezione disciplinare le cose non stanno affatto così: c'era invece una vera e propria "programmazione delle azioni ritenute necessarie" ai propri obiettivi, tra cui diventare procuratore aggiunto nella capitale e individuare un procuratore di Roma "sensibile" alle sue vicende personali. Che non fossero semplici scambi di idee lo prova anche il fatto, secondo i giudici, che quelle conversazioni non avvenivano con "occasionali e indifferenti interlocutori", ma "con un soggetto indagato e poi imputato (l'on. Luca Lotti) da una delle procure di gioco (quella di Roma)".

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