L'Eritrea ai cattolici, false le accuse di persecuzione

'Non abbiamo chiuso i vostri ospedali. Siamo laici'

La consegna dei centri sanitari gestiti dalla Chiesa cattolica allo Stato, ordinata nei giorni scorsi dal governo eritreo, non è una forma di repressione della libertà di culto che è invece sancita e tutelata dalla legge. La precisazione arriva con un comunicato dell'Ambasciata di Asmara a Roma che contesta le notizie diffuse il 15 giugno dall'agenzia missionaria Fides secondo la quale funzionari governativi si sono presentati nelle strutture e hanno chiesto agli amministratori di firmare un documento che sancisce il passaggio di proprietà. Di fronte al rifiuto di alcuni, ha denunciato Fides, i centri sanitari sono stati chiusi e sgomberati impedendo la prosecuzione dell'assistenza medica.
    "L'Eritrea permette a tutte le confessioni di esercitare liberamente il loro credo, nel rispetto della legge 73 del 15 luglio 1995", scrive l'Ambasciata, sottolineando che "poiché la società eritrea è una società multietnica e multiconfessionale, lo Stato dell'Eritrea è per definizione uno Stato laico". Una risposta alle accuse di padre Mussie Zerai, sacerdote eritreo, paladino dei diritti dei migranti, presidente dell'Agenzia Habeshia. "Oggi sembra che siamo tornati al 1982, quando il regime del terrore di Menghistu Hailemariam confiscava molti beni della chiesa cattolica, compresi conventi, scuole e centri medici con l'uso della forza bruta", aveva dichiarato il religioso mentre i vescovi eritrei, in una lettera al governo, esprimevano "profonda amarezza" sostenendo che la vicenda, di fatto, significava "esporre alla persecuzione i servitori (della Chiesa, ndr)".
    Ma Asmara rivendica la sua assoluta correttezza nell'applicazione della legge, secondo la quale, tra l'altro, "i piani di sviluppo sociale e di servizi sociali sono di pertinenza governativa e il laicismo, nel quale lo Stato eritreo si riconosce, implica una netta separazione di ruoli, senza che la libertà di culto ne sia minacciata". Per quanto riguarda la vicenda degli centri medici, precisa la nota della sede diplomatica, "non si tratta di chiusura bensì di passaggio di gestione, secondo quanto sancito dalla legge 73/1995".(ANSA).
   

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