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Diciotti, ancora tensione nella maggioranza. Gasparri: 'Sentire Salvini entro 7 giorni'. Il vicepremier: 'Nessun pericolo per il governo'

Conte: 'Mi assumo la responsabilità politica di quello che è stato fatto'. Premier, Di Maio e Toninelli presenteranno una memoria in giunta

Si chiude in un'ora il primo round del caso Diciotti, sul ring della Giunta per le immunità del Senato. Prossimo match, mercoledì prossimo: sette giorni è il tempo concesso al ministro dell'Interno Matteo Salvini per dare la sua versione, con un documento scritto o di persona, su come ha gestito ad agosto i 177 migranti soccorsi dal pattugliatore della Guardia costiera tenuti a bordo per giorni prima di poter sbarcare.

Ma restano i dubbi nel Movimento 5 stelle, e pesano sulla tenuta del governo. "Siamo solo alla prima riunione della Giunta", prendono tempo i parlamentari tra i corridoi, anche perché "non si tratta di una tangente". E assicurano che il sì o no all'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sarà un voto compatto. Finché il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, anche lui del Movimento, spariglia: "Se il caso andrà in aula, voteremo assolutamente sì". Palla al centro, quindi, nonostante qualche malumore tra i leghisti e Palazzo Chigi che vanta serenità e zero rischi per il governo. Fin dal mattino sulla prima riunione della Giunta, alle 11 a Sant'Ivo alla Sapienza, la chiesa di Borromini accanto al Senato, aleggia l'ombra di una memoria del governo. Un documento del premier Giuseppe Conte, dell'altro vice Luigi Di Maio e del ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli che potrebbe arrivare alla Giunta e dare un assist a Salvini, ribadendo che le sue scelte sulla Diciotti furono condivise da tutto l'esecutivo. Lo annuncia il 5S Mario Michele Giarrusso, l'unico in Giunta al secondo mandato in Parlamento. É una forma di auto-denuncia?", gli chiedono i giornalisti. Lui nega: "No, é un'assunzione di responsabilità collegiale, politica". Un escamotage che potrebbe far uscire dall'empasse i pentastellati rispetto all'alleato, salvando così entrambi. Intanto il primo incontro dei 23 senatori della Giunta si limita ad ascoltare la relazione del presidente, Maurizio Gasparri di Forza Italia.

Per un'oretta ricorda le tappe della vicenda come ricostruita dal tribunale dei ministri di Catania (che al responsabile del Viminale contesta il reato di sequestro di persona), e poi le procedure scandite dalla legge costituzionale 1 del 1989 e dal regolamento del Senato. Ma finita la riunione, parlando ai giornalisti è proprio Gasparri a smontare l'ipotesi di una memoria del governo: "Il nostro interlocutore è e resta Salvini. Se il governo avrà cose da dire, sarà lui stesso a riferircele". E aggiunge di avergli scritto una lettera per invitarlo a presentarsi entro sette giorni, se crede. "Altre persone non sono previste nelle procedure", ripete insistendo sul rispetto delle norme: "E' evidente che non è una questione che si risolve con un video su Facebook o con una raccolta firme".

A smentire che possa esserci una memoria di Palazzo Chigi, lo dicono pure Pietro Grasso che della Giunta è il segretario ("Secondo le regole, può intervenire solo colui che è inquisito e soltanto con le sue memorie") e l'ex presidente dello stesso organo, Dario Stefano del Pd ("E' senz'altro un'anomalia"). In linea con la Giunta si schiera Salvini stesso: "Gasparri ha assolutamente ragione: sono io l'interlocutore della Giunta", dice dopo il question time alla Camera. E al presidente del Consiglio fa sapere: "Ho apprezzato le parole di Conte sull'assunzione di responsabilità da parte di tutto il governo. E' un intervento che mi fa piacere", ma precisa: "Non l'ho richiesto io".

In attesa che si definiscano gli schieramenti nel campo 5S (le opposizioni sono divise tra il sì all'autorizzazione da parte di Pd e LeU, e il no di FI e FdI), la partita va avanti. Gasparri assicura che si impegnerà a rispettare la deadline dei 30 giorni entro i quali la Giunta dovrà esprimersi, ricordando più volte che lo farà con un voto palese. E che ci saranno almeno altre 3 riunioni: la prossima eventualmente con il ministro dell'Interno o un suo resoconto dei fatti, poi per illustrare la proposta del relatore (Gasparri) e l'avvio del dibattito, la terza per chiudere il dibattito e votare.

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