• Cassa depositi e prestiti, piano da 200 miliardi nel triennio 2019-2021

Cassa depositi e prestiti, piano da 200 miliardi nel triennio 2019-2021

Oltre 110 miliardi di risorse proprie per la crescita economica e lo sviluppo sostenibile del Paese

Con un piano da 200 miliardi in tre anni, di cui oltre 110 miliardi di risorse proprie, Cdp "sancisce l'avvio di una nuova fase" con "un impegno senza precedenti", come sottolinea l'Ad Fabrizio Palermo. Sarà più vicina ai territori e alle imprese - accompagnate in tutto il ciclo di vita degli investimenti - e più attenta alla sostenibilità sociale e ambientale.

Palermo: si apre nuova fase, impegno senza precedenti

E' nel nuovo piano industriale per il triennio 2019-2021 approvato dal Cda. Punta sulla crescita, con un aumento delle risorse investite direttamente da Cdp del 23%, e mira ad aggiungere 92 miliardi di euro di risorse da investitori privati e altre istituzioni nazionali ed estere (+47%), attivando così il 32% di risorse in più rispetto al triennio precedente.

Tria: "Ruolo cruciale per lo sviluppo dell'Italia"

 Con queste risorse, secondo il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, la Cassa "è chiamata a giocare un ruolo cruciale per ilo sviluppo presente e futuro dell'Italia", per "il rilancio dell'economia": il piano può dare un impulso "veramente importante". Il ministro sottolinea anche la completa indipendenza dal governo dell'azione della Cdp, di cui il Tesoro è primo azionista.

Un "convinto supporto" al piano industriale arriva anche dal presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, in rappresentanza delle fondazioni, che sono l'altro azionista del gruppo (con il 15,93%). Guzzetti spiega di condividere le parole del ministro ma sottolinea che la "Cassa non deve svolgere il compito che spetta allo Stato" e deve avere "una bussola molto chiara": il controllo dell'equilibrio economico finanziario degli investimenti.

Tononi: Nessun investimento azzardato

A Guzzetti sembra rispondere, nel suo intervento, il presidente di Cdp, Massimo Tononi, quando garantisce: "Non possiamo sprecare soldi in investimenti in perdita, azzardati, sbagliati". "Ci occuperemo anche di operazioni straordinarie, se sarà il caso - dice -, ma la nostra attività è di altra natura". Poi, parlando con i giornalisti, esclude un intervento in Alitalia come "assolutamente non negoziabile" e proibito dallo statuto di Cdp. Quanto alla partita Tim, per Tononi è "ragionevole" l'azione del governo per l'unificazione della rete con OpenFiber (di cui Cdp è azionista con Enel). In Telecom, al momento non sarebbe allo studio alcun aumento della quota del 5% posseduta dalla Cassa in chiave anti-Vivendi. "Non ci sono conversazioni in atto con alcun azionista. Questa è la quota ad oggi", dice Tononi. "La finalità dell'investimento in Tim non è cambiata ed è quella di sostenere lo sviluppo dell'azienda", dove la Cassa opera da "osservatore esterno" senza prendere parte alle decisioni. "Abbiamo un portafoglio importante con circa 35 miliardi in partecipazioni strategiche e non ci sono programmi di dismissioni. Essendo Cdp italiana, la presenza del capitale italiano in quelle imprese è garantita e salvaguardata", dichiara Tononi all'ANSA.

Per queste partecipazioni, "il piano prevede una riorganizzazione al fine di supportare meglio le imprese e supportare così anche l'economia del paese", osserva poi l'a.d. Palermo. "Il piano industriale approvato oggi lo abbiamo definito un piano dall'Italia per l'Italia", racconta ancora Palermo spiegando che Cdp "assumerà nel prossimo triennio un ruolo di crescente proattività nel sostenere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile". In particolare il piano prevede 83 miliardi di euro a sostegno delle imprese di ogni dimensione, con un'offerta integrata focalizzata su innovazione, crescita ed export. Sono stanziati poi 25 miliardi per il finanziamento delle infrastrutture, nell'ambito di una nuova partnership con la pubblica amministrazione. E 3 miliardi vanno alla cooperazione, per il cofinanziamento di progetti in paesi in via di sviluppo. Quanto agli investimenti in titoli di stato, superano i 50 miliardi e per Palermo rappresentano una "parte importante dell'attivo di bilancio".

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