"Talpa" al Mef, pm Milano: consulente intascava due stipendi

Il Corriere rivela gli esiti dell'inchiesta della procura di Milano

Avrebbe percepito un "doppio stipendio" Susanna Masi, accusata di aver venduto segreti sulle normative fiscali, perché da un lato veniva pagata in modo lecito dallo Stato per la sua attività di consulenza al Ministero dell'Economia e dall'altro continuava a ricevere bonifici ogni mese da Ernst & Young, società di consulenza legale e tributaria per cui aveva lavorato in passato. E per la quale in modo illegale, secondo l'accusa, in pratica continuava a lavorare spiando l'attività del Governo e, in particolare, le riunioni a livello europeo sulla cosiddetta 'Robin Tax'. E' l'ipotesi dei pm Giovanni Polizzi e Paolo Filippini che hanno chiuso le indagini nei confronti, tra gli altri, della donna accusata di corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e false attestazioni sulle qualità personali per non aver dichiarato il conflitto di interessi, ossia di fare il doppio lavoro. Agli atti il "carteggio" via mail tra la consulente e Ernst & Young, società che sarebbe stata interessata alle soffiate per i suoi clienti importanti, tra cui banche.

Masi - come ricostruito dalle indagini della Gdf - entrata nel 2012, all'epoca del Governo Monti, nella segreteria di un sottosegretario all'Economia, avrebbe poi seguito, in qualità di consulente del Ministero dell'Economia nei Governi Letta e Renzi, riunioni e vertici, anche a livello europeo, in materia fiscale. E tra il 2013 e il 2015, per un totale di 220mila euro - soldi versati a lei con bonifici da Ernst & Young - avrebbe venduto al colosso della consulenza fiscale e tributaria particolari e dettagli su quelle riunioni. In più, 'in senso inverso' si sarebbe anche resa disponibile a proporre al Ministero "modifiche" a favore di Ernst & Young e dei suoi clienti, tra cui alcuni istituti di credito, alle normative fiscali in corso di predisposizione. L'inchiesta è nata da quella che aveva portato in carcere nel maggio del 2015 il barone svizzero Filippo Dollfus De Volckesberg, arrestato assieme ad altre persone per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio transnazionale e che avrebbe gestito "una delle più grandi holding del riciclaggio scoperte in Italia". Dollfus, infatti, come è stato riferito, sarebbe stato legato ad alcuni soggetti che erano poi anche clienti di Ernst & Young e, dunque, da un'acquisizione di materiale informatico della Gdf sono saltate fuori alcune delle e-mail tra la società e la consulente, che è poi passata a lavorare nell'estate 2015 per Equitalia.

 

A rivelare gli esiti dell'inchiesta della procura di Milano  è stato oggi il Corriere della Sera: dal 2013 a gennaio 2015 i contenuti riservati (e destinati in taluni casi a rimanere segreti) delle discussioni sulle normative fiscali in seno al governo e al Consiglio dei ministri sono state, in cambio di un compenso di almeno 220.000 euro, rivelati «in diretta» al colosso della consulenza legale tributaria Ernst & Young da una ex professionista del gruppo.

Il Corriere riferisce di accertamenti dei pm milanesi: sulla base di mail sequestrate e intercettazioni telefoniche, i magistrati accusano Ernst & Young (Italia) e il suo senior partner e rappresentante italiano Marco Ragusa, di "corruzione" della consigliere ministeriale Susanna Masi, alla quale contestano anche il reato di "rivelazione di segreto d'ufficio" e di "false attestazioni sulle qualità personali" per non aver dichiarato il proprio conflitto di interessi.

Il legale di Susanna Masi, Giorgio Perroni  fa sapere che "hanno da poco ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari e che sono ancora in attesa di ricevere tutta la documentazione acquisita dalla Procura. È ovviamente intenzione della dottoressa Masi di farsi interrogare dai pm, con la totale ed assoluta convinzione di dimostrare la correttezza del proprio operato e l'infondatezza degli addebiti".

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