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Migranti: Minniti, impegnarli in lavori utili ma non retribuiti

Troppi 2 anni per la risposta alla richiesta di asilo, necessario evitare il vuoto dell'attesa

Serve "la possibilità di utilizzare i richiedenti asilo per lavori di pubblica utilità, finanziati con fondi europei. Non si creerà una duplicazione nei mercati del lavoro, perché non sarà un lavoro retribuito". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Marco Minniti, in audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato. "Bisogna evitare il vuoto dell'attesa", ha aggiunto, ricordando che i richiedenti asilo aspettano fino a due anni una risposta alla loro domanda.

Il Ministro ha spiegato inoltre che "saranno riaperti centri dove tenere le persone in attesa di essere rimpatriate, uno per regione, per un totale di 1.600 posti. Un paese di 60 milioni di abitanti può averli. Non c'entrano nulla con i vecchi Cie e poichè 'nomina sunt consequentia rerum', li chiameremo Centri permanenti per il rimpatrio". Minniti ha parlato di strutture "di piccole dimensioni, preferibilmente fuori da centri urbani, vicini a infrastrutture di trasporto, con governance trasparenti e poteri di accesso illimitato per il Garante dei detenuti". Il tema dei rimpatri forzati, ha sottolineato il ministro, "è cruciale: se funzioneranno questi, cominceranno a funzionare i rimpatri volontari assistiti, per i quali prevediamo il raddoppio dei fondi". "Non mi accontento - ha sottolineato - del foglio di via. In condizioni di civiltà e rispetto, chi non ha diritto a restare deve esser riportato nel paese di provenienza".

"Il memorandum d'intesa tra Italia e Libia firmato la scorsa settimana da Gentiloni e Serraj è un passo: non aggiungo aggettivi, è una definizione sobria e realistica. Ora la sfida è la sua applicazione". Lo ha detto il ministro dell'Interno, durante la stessa audizione aggiungendo che "il Governo Serraj sceglie di assumere un'azione di contrasto agli scafisti e non era così scontato, perchè il traffico di esseri umani è una potenza economica in Libia, che è un Paese ben lungi dall'essere stabilizzato. I libici inoltre - ha aggiunto - intendono affrontare il tema di rimpatriare chi arriva nel loro paese". Il ministro ha ricordato che nel 2016 oltre il 90% dei migranti sbarcati in Italia (nessuno dei quali libico) è partito dalle coste libiche e che nelle prime settimane del 2017 la quota è salita quasi al 100%.

"La stabilizzazione della Libia passa attraverso l'accordo tra Est ed Ovest" ha spiegato inoltre Minniti. "Non c'è nessuno - ha sottolineato - che può dire di avere la golden share sul futuro della Libia. Se ci fosse la cosa sarebbe più risolvibile. Noi - ha ricordato - abbiamo aperto l'ambasciata a Tripoli e lunedì il nostro ambasciatore è andato a Tobruk, dove la stampa locale ha definito la visita un successo".

 


   

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