Suor Mariana: "La vita è dono, bisogna guardare avanti"

"Se Dio mi ha lasciata in vita è per continuare a vivere"

"Se Dio mi ha lasciata in vita è perché io continui a vivere. Non è semplice, neanche per una persona di fede: non devo guardare indietro, altrimenti impazzirei. Bisogna andare avanti, se sono in vita è per vivere". Gli occhi di suor Mariana si velano ancora di lacrime quando ripensa a quella maledetta notte, ma la voce è ferma: non c'è paura nelle sue parole, solo dolore.

L'immagine di questa piccola donna arrivata dall'Albania tanti anni fa, scattata all'alba del 24 agosto, ha fatto il giro del mondo: appoggiata in terra su un fianco, una ferita sulla fronte, lo sguardo di terrore fisso sul telefonino, mentre tutt'attorno Amatrice crollava.

Suor Mariana era appena stata salvata dalle macerie del convento dove viveva: quasi un miracolo visto che il tetto le se è sbriciolato addosso. Tre delle sue consorelle non sono mai uscite da quell'ammasso di pietre e pezzi di cemento e l'ultima, suor Cecilia, è stata l'ultima vittima identificata: lunedì scorso le consorelle, tra cui suor Mariana le hanno dato l'ultimo saluto.

Un mese dopo, la donna ha un viso più disteso. Ma l'animo è ancora in subbuglio. "Per me è stata un'esperienza fortissima. Chiedevo aiuto - racconta nel giardino della casa generalizia di Ascoli dove vive da dopo il terremoto - ho chiesto aiuto per un'ora, ma non c'era alcun aiuto. Ho provato una sensazione di impotenza assoluta e in quell'istante ho capito che la vita è un dono che non ci appartiene. Non sei tu a decidere. In un terremoto non decidi nulla, vorresti fare delle cose ma non puoi farle". Alle 3.36 Suor Mariana era a letto. "Sono stata colpita da qualcosa e sono svenuta - racconta - Quando mi sono ripresa sono andata verso la porta ma dietro era crollato tutto".

Allora la donna ha iniziato a chiedere aiuto. E intanto a vestirsi, "perché avevo molto freddo". Poi è arrivata l'altra scossa. "Mi sono accartocciata sotto il letto e sentivo i pezzi di solaio che crollavano. Ero disperata, come chiunque altro lo sarebbe stato in quella situazione. Si fa presto a dire Dio, la fede: in quel momento facevo finta di non essere ferita, di non avere il sangue che mi colava in faccia, altrimenti sarei svenuta e chissà cosa sarebbe accaduto. Ma da sola non ce l'avrei mai fatta, ero rassegnata".

Invece qualcuno l'ha tirata fuori da quelle macerie, un ragazzo. "Quando ho sentito la voce che mi chiamava, quando mi hanno salvato mi sono sentita rinascere". Il suo salvatore l'ha lasciata lì sulla strada, dove l'ha vista tutto il mondo.

"Aspettavo che uscisse qualcun altro da lì dentro - racconta ricordando quegli istanti - ero disperata perché prima avevo sentito le voci delle consorelle ma non potevo fare nulla. Sono stati un dolore e una fatica enorme rimanere lì ad aspettare e non veder uscire nessuno, non siamo eroi. Neanche noi. Non ce la facevo a vedere le persone morte, i feriti, la gente che piangeva".

E come si supera tutto questo? "Mi sono chiesta più volte perché sono viva - risponde suor Mariana guardando dritto negli occhi il suo interlocutore - Dio solo lo sa e io, forse, lo scoprirò pian piano. Non è compito mio indagare sul disegno del Signore. Io devo solo pensare ad andare avanti, impegnarmi a vivere perché questo è quel che mi è stato concesso".
   

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